Gadget Ads: l’AdWords multimediale e interattivo

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Google continua nel suo processo di sviluppo del programma AdWords. L’ultima novità si chiama “Gadget Ads“, un nuovo tipo di annuncio ad alto contenuto multimediale e interattivo.

I Gadget Ads sono applicazioni che permettono di inserire all’interno dell’annuncio giochi, filmati, concorsi, fino a contenere veri e propri mini-siti dedicati. 

Tecnicamente, l’annuncio può contenere feed di dati, mappe, immagini, audio, video, Flash, HTML o JavaScript. Praticamente qualsiasi tecnologia che utilizziamo quotidianamente nello sviluppo dei nostri siti.

Per farti un’idea delle potenzialità dello strumento, qui puoi trovare alcuni esempi di banner prodotti con Gadget Ads.

Nuovi scenari

Si tratta a mio parere di una novità che avrà conseguenze importanti nella modalità di gestione delle campagne AdWords. Ad oggi, infatti, la tipologia di annunci prevalente è quella testuale, caratterizzata da una certa semplicità di impostazione e gestione. Questo consente a molte aziende di gestire internamente le campagne o di rivolgersi a qualche consulente esterno, non necessariamente con competenze specifiche nel settore dell’online advertising.

Questa strada non sarà probabilmente più percorribile dalle aziende che vorranno realizzare annunci con Gadget Ads. E’ infatti sufficiente guardare a qualche esempio di banner realizzato con questa tecnologia per rendersi conto che una campagna di questo genere richiede l’intervento di un ampio ventaglio di competenze: web designer, web developer, esperti di online adversiting ecc. Mi sembra quindi improbabile che annunci di tipo Gadget Ads possa essere realizzati internamente o dati in outsourcing a singoli consulenti. Mi aspetto, invece, il coinvolgimento di agenzie specializzate in comunicazione (online) in grado di offrire un team di sviluppo come quello descritto.

Sono curioso di leggere le prime statistiche sull’impatto che avranno questi annunci sugli utenti. I Gadget Ads stimoleranno realmente la loro interattività spingendoli a cliccare sul banner?

Web 2.0 e connettività

Durante lo scorso fine settimana ho partecipato ad un convegno che trattava di soluzioni innovative per la competitività delle aree rurali.

Uno dei temi affrontati è stata la necessità di fornire connettività a banda larga in queste aree al fine di garantir loro le stesse opportunità di sviluppo delle aree cittadine.

Questa discussione ha stimolato in me una riflessione che, anche se può apparire scontata, non avevo mai fatto prima. L’avvento del web 2.0, che porta con sè la crescita esponenziale del cosiddetto “user generated content”, sta avendo e avrà sempre più conseguenze importanti sulle tecnologie utilizzate per offrire connettività Internet.

Se, infatti, il web 1.0 è (o dovrei scrivere era …) caratterizzato soprattutto da un traffico in dowload, cioè dal web server verso il pc dell’utente, il web 2.0 genera un netto incremento del traffico in upload. L’utente crea infatti contenuti (testi, ma soprattutto foto e video) e ha la necessità di trasferirli dal proprio pc al web server necessitando di banda elevata sia in upload che in download. 

ADSL fortemente asimmetriche, cioè con velocità di upload decisamente più contenute rispetto a quelle in download, possono rappresentare un ostacolo al naturale sviluppo del Web.

Altre forme di connessione tipicamente utilizzate fino ad oggi nelle aree rurali come il satellite diventano assolutamente inadeguate. Da qui la necessità di ricorrere, in queste zone dove la copertura ADSL è una chimera, a connessioni wireless a banda larga quali Hiperlan e WiMax.

Concludendo, possiamo affermare che il web 2.0 richiede una connettività altrettanto … 2.0.

Il futuro del SEO

Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere diversi articoli che trattano del futuro del mondo SEO (Search Engine Optimization), dipingendolo con toni ottimistici.

Almeno due degli autori sono professionisti che si occupano di SEO (Marco Loguercio e Andrea Cappello). Data quindi per scontata una loro inevitabile parzialità, ho ritenuto opportuno riassumere qui le loro motivazioni, che condivido pienamente, integrandole con alcune mie riflessioni:

  • il numero di utenti che cerca sui motori di ricerca e, in base ai risultati ottenuti, decide quale prodotto/servizio acquistare (quando non acquista direttamente online) è in continua crescita
  • man mano che le aziende si accorgeranno della veridicità del punto precedente, investiranno sempre di più per ottenere un buon posizionamento del proprio sito nelle SERP
  • gli utenti tendono a preferire i risultati della ricerca organica rispetto a quelli a pagamento
  • gli investimenti in SEO presentano ROI migliori nel lungo termine rispetto alle campagne di keyword advertising, soprattutto perchè i risultati conseguiti tendono a durare nel tempo
  • l’esito di una campagna pay-per-click non è più certo come un tempo. Fino a pochi mesi fa una campagna ben progettata, ad es.

    su AdWords, dava la garanzia di vedere i propri annunci visualizzati nella prima pagina dei risultati. Oggi, a causa della concorrenza sempre più agguerrita anche in questo ambito, non è più così. Progettare campagne di keyword advertising efficaci richiede un impegno non molto lontano da quello necessario per ottenere un buon posizionamento organico.

Personalmente ritengo queste motivazioni sufficienti per immaginare che l’attuale trend di crescita del SEO verrà confermato anche nei prossimi anni, con una crescente domanda dei relativi servizi.

Un’ultima precisazione, quasi obbligata: quando parlo di previsioni (estendendo il discorso a tutto il settore dell’ICT), mi riferisco a periodi che si limitano ai 3, massimo 5 anni successivi. Per vedere oltre sono necessari visionari o … stregoni :)

E tu, che futuro vedi per il SEO?

Chrome: finito l’effetto “novità”?

Luna di miele già finita tra Google Chrome e i suoi utenti? Questa ricerca di Net Applications ci dice che potrebbe essere così, almeno per parte di essi.

Sembra infatti che negli ultimi giorni la percentuale di utenti che utilizza Chrome si sia attestata attorno allo 0,77%, con un calo dell’1,4% dalla prima settimana del rilascio ad oggi.

La notizia non dovrebbe sconvolgere. Il rilascio di qualsiasi applicazione, specialmente se gratuita, porta con sè quello che nel titolo ho definito un “effetto novità”. Molti utenti scaricano l’applicazione e la testano, per poi abbandonarla se non soddisfa pienamente le proprie aspettative. A questo si aggiunga la tipica resistenza al cambiamento che ostacola ulteriormente il passaggio a qualcosa di nuovo e, almeno in parte, sconosciuto.

Il copione descritto si è ripetuto con Chrome: dopo la curiosità iniziale, solo gli utenti veramente convinti sono rimasti fedeli al browser di Google. Personalmente faccio parte di questo gruppo, utilizzando ancora Chrome a circa un mese dal suo rilascio.

In un precedente post avevo descritto pregi e difetti di Chrome dopo solo un paio di giorni di utilizzo. Oggi mi sento di sottoscrivere tutto quanto, aggiungendo alcune considerazioni ulteriori.

Utilizzato dal punto di vista di uno sviluppatore e specialista SEO (Search Engine Optimization), Chrome evidenzia tre grosse falle:

  • i title, visualizzati sulla linguetta delle singole tab, vengono troncati dopo pochi caratteri, impedendo in tal modo la loro completa visualizzazione
  • posizionando il mouse su un link, l’URL di destinazione viene visualizzato in un’area che si apre ad hoc a fondo pagina; anche in questo caso, però, il link viene spesso troncato
  • assenza della Google bar (la cui introduzione possiamo immaginare come imminente).

Questi problemi mi hanno spesso costretto ad utilizzare il “vecchio” Firefox per le attività SEO, limitando quindi l’utilizzo di Chrome. Prima di bocciare definitivamente il progetto, però, vorrei attendere le prossime release del browser, tenendo conto che si tratta solo della prima beta.
E tu, hai già abbandonato Chrome?

Appunti da “Webvolution”

Come anticipato in un precedente post, venerdì 19/09 ho partecipato all’incontro dal titolo “WEBVOLUTION – l’evoluzione della specie”. 

I temi in agenda non si presentavano particolarmente originali agli occhi degli “addetti ai lavori”: web 2.0, social network e web semantico. La peculiarità che ha reso l’incontro stimolante, almeno per il sottoscritto, è stata la partecipazione del pubblico. Un pubblico non troppo numeroso (scelta azzeccata degli organizzatori) ma fortemente variegato; una delle rare occasioni nelle quali si sono trovati seduti uno a fianco all’altro esperti del settore e semplici appassionati di nuove frontiere del web. Ne è scaturita una discussione interessante, nella quale i dettagli tecnici hanno convissuto con gli aspetti sociologici.

Particolarmente accesa è stata la discussione sull’enciclopedia online Wikipedia. Riconosciuto da tutti il valore del progetto, molti intervenuti hanno messo in luce gli aspetti negativi, legati soprattutto all’appiattimento della cultura dovuto all’utilizzo di un’unica fonte di conoscenza/informazione.

Interessante anche il dibattito scaturito sui social network (Facebook e MySpace i più nominati), apprezzati e utilizzati frequentemente da molti dei presenti ma criticati per il loro rischio di creare “assuefazione”.

Affascinante, infine, la presentazione fatta dal relatore, Eugenio Tacchini, del motore di ricerca semantico True Knowledge. Per chi, come me, segue l’evoluzione del web semantico praticamente dalla nascita del termine, vedere all’opera un’applicazione in grado di rispondere a (semplici) quesiti posti in linguaggio naturale è … commovente, per rubare le parole all’amico Eugenio :)

Forse ti stai chiedendo: e tu come la pensi? Vista la lunghezza già eccessiva di questo post, faccio la cosa più difficile in assoluto, condensare il mio pensiero in poche parole:

  • Wikipedia: strumento potentissimo e come tale da utilizzare con intelligenza
  • social network: molto più interessante studiarne gli aspetti sociologici piuttosto che quelli tecnici. Mi incuriosiscono le dinamiche di creazione di queste grandi community, ma penso che si tratti di fenomeni passeggeri, di cui nel “web 3.0″ non rimarranno molte tracce
  • web semantico: tecnicamente l’argomento più interessante e, dal mio punto di vista, affascinante. Il vero futuro del web.

E tu, cosa ne pensi? Attento/a, per par-condicio anche tu devi limitarti a poche righe :)

La certificazione dei siti web

Pochi giorni fa Tim Berners-Lee ha rilasciato un’intervista alla BBC parlando di universalità e neutralità della Rete, due temi da sempre cari al creatore del Web.

La parte dell’intervista che mi ha attratto di più, però, è la seguente:

I’m not a fan of giving a website a simple number like an IQ rating because like people they can vary in all kinds of different ways,” he said. “So I’d be interested in different organisations labelling websites in different ways.

L’idea, che personalmente sostengo da sempre, è quella di creare un sistema di certificazione dei siti web che consenta al visitatore di distinguere tra siti affidabili e non. 

Il problema

Non si tratta, come conferma Berners-Lee, di dare un voto ai siti, premiando i più belli/bravi a scapito degli altri. Da utenti, però, sentiamo forte l’esigenza di uno strumento che ci aiuti a districarci nella selva di informazioni che Internet ci offre. In questo senso, un ruolo primario è svolto dai motori di ricerca. I risultati contenuti nelle SERP dovrebbero fare una prima scrematura estraendo solo ciò che è realmente attinente alle nostre esigenze.

Ma come muoverci all’interno delle SERP? Come individuare i siti che contengono informazioni realmente affidabili, oltre che rilevanti? Questa esigenza è particolarmente sentita quando si cercano informazioni per le quali l’autorità della fonte è un elemento chiave. Si pensi ad es. ad informazioni in ambito medico (ricerca di informazioni su una malattia) o legale (ricerca di una normativa).

La soluzione

In questi casi, a mio parere, è necessario l’intervento di una terza parte, cioè un organismo indipendente che certifichi che il sito XYZ è sufficientemente competente a trattare di una certa materia. La certificazione prenderebbe la forma di un “bollino” da esporre nel sito.

Chi controlla?

Mi risulta difficile pensare ad un unico organismo internazionale, anche se con ramificazioni nei vari Paesi, costruito ad hoc. Una struttura di questo genere avrebbe costi che sarebbe difficile giustificare.

La soluzione più semplice potrebbe essere quella di affidare il ruolo dei controllori ad aziende che lo fanno per mestiere, cioè che rilasciano delle “classiche” certificazioni di prodotto/processo. Si tratta di enti che hanno già la struttura necessaria per erogare servizi di questo genere e che potrebbero facilmente dotarsi delle competenze necessarie.

Quali criteri?

Il problema più delicato è semmai selezionare i criteri da utilizzare per valutare l’affidabilità dei siti. Anche in questo caso mi risulta difficile pensare ad un set di criteri valido universalmente. Molto più probabile è che si proceda ad individuare criteri diversi per ogni settore.

I pericoli

Il rischio esiste: un meccanismo come quello illustrato potrebbe limitare la neutralità e la libertà che caratterizzano da sempre la Rete. Tra i due mali, però, occorre scegliere il minore: preferiamo una Rete inaffidabile o una meno libera?

Scrivere contenuti per il web

Alcuni giorni fa ho letto un interessante articolo intitolato “F-Shaped Pattern For Reading Web Content” che descrive i risultati di uno studio condotto sul modo in cui le persone leggono i contenuti di una pagina web.

La tecnica utilizzata è quella dell’eyetracking che consente di individuare con precisione la parte dello schermo su cui si soffermano più a lungo gli occhi del tester.

I risultati più rilevanti emersi dal test sono i seguenti:

  1. mediamente gli utenti tendono ad approcciare le informazioni disposte sullo schermo seguendo uno schema a forma di “F”. Leggono quindi nell’ordine: le prime righe della pagina, le righe poste circa a metà pagina, i testi disposti sulla linea verticale sinistra della pagina (tipicamente la barra di navigazione).
  2. Questo risultato, se confermato su larga scala, potrebbe avere implicazioni importanti sul modo tradizionale di fare advertising online. Mi riferisco in particolare alla tendenza di posizionare gli annunci pubblicitari sulla colonna di destra della pagina, come lo stesso Google insegna. Trattandosi di un’area al di fuori della nostra ipotetica “F”, non sembrerebbe la posizione migliore dove collocare il box contenente l’annuncio.

  3. gli utenti leggono i testi a velocità elevatissima. “Leggono” non è forse il termine più appropriato, forse dovremmo dire “scorrono”, cercando di carpire il significato tramite alcune parole chiave piuttosto che leggendo ogni singola parola. La raccomandazione che ne deriva non è nuova: scrivere contenuti brevi, evidenziando le parole chiave ed i concetti che si vuole rimangano impressi nella mente dell’utente. Più in generale, la raccomandazione è: scrivi contenuti dedicati al web, evitando di riciclare testi prodotti per altri scopi (es. brochure, adv tradizionale ecc.)

Un’ultima considerazione: sforzandomi di analizzare “dall’esterno” come approccio le pagine web da utente, mi sono accorto che anch’io tendo ad adottare questo schema a forma di “F”.

E tu?

Il futuro del web

A chi vive, lavora, o si trovasse a passare dalle parti di Piacenza venerdì 19 settembre, segnalo un evento interessante dal titolo “WEBVOLUTION – l’evoluzione della specie”.

L’amico Eugenio Tacchini parlerà delle recenti evoluzioni del web, dal Web 2.0 allo user generated-content, ai social network e … tutto ciò che potrebbe rappresentare il futuro del Web.

Io ci sarò :)

La guerra dei browser

In questi ultimi giorni sembra essersi riaccesa la “guerra dei browser”.

Dopo il rilascio di Google Chrome, è di oggi la notizia che Yahoo! ha aggiunto sulla propria home page una raccomandazione a scaricare ed installare Firefox 3.

Come interpretare questa azione? Due, a mio parere, le motivazioni possibili:

  • fare uno sgambetto a Microsoft come “vendetta” per il tentativo di acquisizione di qualche settimana fa;
  • seminare zizzania tra Google e Firefox. Molti, infatti, hanno visto il rilascio di Chrome come un colpo basso a Firefox, in apparente contrasto con il piano che prevede finanziamenti al progetto del browser open source fino al 2011. I rapporti Google-Firefox non sembrano quindi più idilliaci come qualche mese fa e Yahoo! sembra intenzionata ad approfittarne.

Una terza possibilità è che Yahoo! abbia preso i classici “due piccioni con una fava”, sferrando un attacco contemporaneo ai due suoi principali concorrenti, Google e Microsoft appunto.
E tu, come la pensi?
Roberto Bernazzani

Chrome: il browser secondo Google

Google Chrome

Google Chrome

Eccomi al mio primo articolo “serio” del blog.

Un blog che ha la pretesa di occuparsi di web trends non può certamente ignorare il rilascio di Google Chrome, il browser di Google.

Ecco la mia opinione dopo alcuni giorni di utilizzo.

Pro

  • interfaccia essenziale
  • consumo di RAM contenuto
  • elevata velocità di rendering delle pagine
  • gestione indipendente delle tab (il crash di una di esse non blocca il browser nella sua totalità)

Contro

  • mancanza di supporto alle estensioni di Firefox (oggi un must per molti)
  • qualche bug che ho già potuto verificare, ma si tratta pur sempre di una versione beta.

Nel complesso un buon browser. Rivoluzionaria soprattutto l’idea di avere un’unica barra che funga sia da barra degli indirizzi che da barra di ricerca sui motori. Ci vuole un po’ di tempo ad abituarsi alla mancanza della barra di ricerca sulla sinistra (soprattutto per chi come me proviene da Firefox), ma passato lo smarrimento iniziale si apprezza questa nuova funzionalità.
Mi sfugge però la logica con la quale il browser suggerisce alcuni URL durante la digitazione dei termini di ricerca. Forse qualcuno può illuminarmi…

Chi sarà danneggiato dall’avvento di Chrome? A mio parere la principale vittima sacrificale sarà Firefox. L’utente rimasto fedele ad Explorer, infatti, probabilmente non si farà attrarre nemmeno dal browser di BigG. Viceversa, molti di coloro che sono passati a Firefox, potrebbero trovare in Chrome un buon sostituto. Io losto utilizzando da qualche giorno e, mancanza delle estensioni a parte, non sento troppo la nostalgia del mio, pur ottimo, precedente browser.
E tu, che fa, passi a Chrome? :)
Roberto Bernazzani