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	<title>BernaBlog &#187; Web trends</title>
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	<description>Un punto di vista alternativo su Web marketing, SEO/SEM, web trends</description>
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		<title>Tu che utente Facebook sei?</title>
		<link>http://www.bernablog.com/1044/tu-che-utente-facebook-sei/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/1044/tu-che-utente-facebook-sei/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 10:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quando il giovane Mark Zuckerberg lo ha concepito come strumento per mantenere in contatto ex compagni di classe, Facebook ne ha fatta tanta di strada, fino ad arrivare ad essere più utilizzato perfino di Google o della posta elettronica. Nel tempo il social network si è evoluto, aggiungendo nuove funzionalità ed offrendosi agli utilizzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/03/FacebookLogo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1047" title="Facebook" src="/wp-content/uploads/2010/03/FacebookLogo-300x112.jpg" alt="Facebook" width="300" height="112" /></a></p>
<p>Da quando il giovane Mark Zuckerberg lo ha concepito come strumento per mantenere in contatto ex compagni di classe, Facebook ne ha fatta tanta di strada, fino ad arrivare ad essere più utilizzato perfino di Google o della posta elettronica.</p>
<p>Nel tempo il social network si è evoluto, aggiungendo nuove funzionalità ed offrendosi agli utilizzi più disparati. Questa varietà ha finito per dar vita a delle distorsioni, ad utilizzi che vanno al di là non solo della concezione iniziale che Zuckerberg aveva del mezzo, ma spesso anche del buon senso.</p>
<p>Vediamo allora <strong>l’identikit di alcuni utilizzatori anomali del più famoso social network</strong>.</p>
<p><span id="more-1044"></span></p>
<h2>L’esibizionista</h2>
<p>L’esibizionista è l’utente che ha trovato in Facebook lo strumento ideale per dare libero sfogo al proprio narcisismo. E’ colui che sente il bisogno irrefrenabile di condividere tutto ciò che lo riguarda: fotografie, video, pensieri, opere, e chi più ne ha&#8230;</p>
<p>Normalmente questo soggetto è facilmente riconoscibile da un dato numerico: uno strabiliante numero di amici &#8230; o forse dovremmo chiamarle vittime?</p>
<p>Se è vero che esiste una <em>netiquette</em>, cioè un insieme di regole che ci insegnano come vivere su Internet, allora una norma non scritta di Facebook dovrebbe importi di chiederti: <em>“quello che sto pubblicando può interessare vagamente almeno il 10% dei miei amici?”</em> Provaci, i risultati posso essere sorprendenti.</p>
<h2>Il guardone</h2>
<p>E’ l’esatto opposto dell’esibizionista. E’ l’utente che si limita a curiosare nei profili altrui, senza interagire in alcun modo e cibandosi del grasso che cola dalle tavole degli esibizionisti.</p>
<p>E’ vero, queste persone non fanno nulla di male, ma rientrano a pieno titolo tra gli utenti anomali dal momento che Facebook nasce come piattaforma di comunicazione, non come paradiso dei voyeur <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<h2>Il coercizzato</h2>
<p>E’ colui che è stato obbligato ad iscriversi dalla moda, dalla curiosità del momento, dall’insistenza di amici e parenti ma, dopo un breve periodo dedicato alla scoperta del mezzo, ha abbandonato il proprio profilo a sé stesso.</p>
<p>Un consiglio: non intavolare una discussione con queste persone cercando di spiegar loro cosa si perdono, potresti accorgerti di avere molti meno argomenti di quanto pensi.</p>
<h2>Il P.R.</h2>
<p>Il P.R. è colui che su Facebook ha assunto la missione di diffondere qualsiasi iniziativa gli passi sotto il naso. Praticamente passa la giornata ad inviare, rigorosamente a tutti gli amici, senza un minimo di selezione in base agli interessi dei singoli, inviti ad unirsi ai gruppi più disparati o a diventare fan dei soggetti più improbabili.</p>
<p>Qui il discorso sulla netiquette fatto per l’esibizionista vale all’ennesima potenza.</p>
<h2>Il markettaro</h2>
<p>Il markettaro si distingue dal P.R. perché utilizza Facebook per promuovere le proprie attività.</p>
<p>E qui, caro lettore, devo farti una confessione: anch’io ci sono cascato. Ebbene sì, lo ammetto, fino ad oggi ho ripubblicato sul mio profilo personale tutti i post scritti per questo blog.</p>
<p>Se stai pensando <em>“cosa c’è di male?”</em> ti ringrazio per la comprensione. Anche questa però è una distorsione nell’utilizzo del social network. D’altronde è più forte di noi: chi si occupa a vario titolo di marketing o comunicazione ha la tendenza innata a ricercare il modo di sfruttare qualsiasi nuovo servizio Internet a scopi promozionali. L’abbiamo fatto con i siti web, l&#8217;e-mail (da qui la nascita del direct e-mailing), i forum, ed ora con i social network.</p>
<p>Su Facebook il peccato è ancora più grave perché esiste uno strumento ad hoc per promozionare un’azienda, un bene, un servizio, un blog o quant’altro: le “Fan page”. Ecco perché non è corretto riempire la pagina personale di messaggi legati alla propria attività.</p>
<p>Queste considerazioni mi hanno portato alla decisione di creare la <a title="Facebook Fan Page del BernaBlog" href="http://www.facebook.com/pages/BernaBlog/195224655059" target="_blank">Fan page del BernaBlog</a> (a proposito, vai sulla colonna di destra se vuoi diventare fan <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  ), rimuovendo dalla mia pagina personale tutto ciò che riguarda le mie attività.</p>
<p>La cosa curiosa è che il giorno dopo aver preso questa decisione mi sono imbattuto in questo <a title="Darren Rowse" href="http://www.problogger.net/archives/2010/02/23/dear-facebook-friends-im-de-friending-most-of-you-its-not-you-its-me/" target="_blank">post di Darren Rowse</a>, uno dei più grandi blogger professionisti, che comunica esattamente la mia stessa decisione: quella di aprire una fan page per il suo blog e di depurare la pagina personale da qualsiasi contenuto legato al blog. Rowse contestualmente annunciava di revocare l’amicizia a tutti coloro che non conosceva personalmente e che erano entrati in contatto con lui semplicemente grazie alle sue attività sulla Rete. Un processo di rimozione delle distorsioni in piena regola.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Mi sono divertito a creare queste categorie di utenti anomali di Facebook, senza alcuna volontà di fare una classificazione scientifica.</p>
<p>Voglio però che sia chiaro il concetto che ha fatto scaturire questo articolo: Facebook è un canale di comunicazione, non molto diverso dal telefono o dalla buona, vecchia lettera scritta di pugno.</p>
<p>Ogni qual volta stai per caricare una fotografia, condividere un video o un tuo pensiero, inviare un invito, chiediti: <em>“questa cosa potrà scaturire interesse, emozione, utilità nei miei amici?”</em>.</p>
<p>Ti stupirai di quanto spesso ti troverai a frenare il tuo dito indice prima del fatidico click.</p>
<p>E tu, in quale profilo ti riconosci? Non dirmi che proprio tu sei un utente “normale” <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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		<title>Perché il 2010 sarà (davvero) l’anno del mobile</title>
		<link>http://www.bernablog.com/1030/perche-2010-sara-anno-mobile/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/1030/perche-2010-sara-anno-mobile/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 11:46:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>

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		<description><![CDATA[Alzi la mano chi non l’ha pensato almeno una volta negli ultimi anni: “questo sarà l’anno del mobile”. Puntualmente però, a fine anno, i dati arrivavano a smentirci: i dispositivi mobili hanno sì raggiunto una diffusione capillare, soprattutto in Italia, ma gli utilizzi che vanno al di là della classica telefonata o del messaggino sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1034" title="Mobile phone" src="/wp-content/uploads/2010/02/mobile_phone.jpg" alt="Mobile phone" width="500" height="333" /></p>
<p>Alzi la mano chi non l’ha pensato almeno una volta negli ultimi anni: “<em>questo sarà l’anno del mobile</em>”.</p>
<p>Puntualmente però, a fine anno, i dati arrivavano a smentirci: i dispositivi mobili hanno sì raggiunto una diffusione capillare, soprattutto in Italia, ma gli utilizzi che vanno al di là della classica telefonata o del messaggino sono molto rari.</p>
<p>Il 2010 sembra però l’anno della svolta, quello che in futuro potrà essere davvero ricordato come “l’anno del mobile”. Da cosa mi deriva tutta questa sicurezza? Dal fatto che oggi, rispetto al passato, sembra ci sia il conforto dei numeri:</p>
<p><span id="more-1030"></span></p>
<ul>
<li>Nel 2009, le vendite di smartphone hanno      superato, per la prima volta, le vendite di PC portatili con 180 milioni      di unità vendute. Si prevede che, nel 2012, le vendite oltrepasseranno      il mezzo miliardo (<em>Gartner</em>)</li>
<li>Nel      2010, all’interno del settore mobile, gli smartphones saranno il segmento a crescita più veloce e      rappresenteranno il 15% delle vendite complessive di device (<em>Gartner</em>)</li>
<li>Il      78% della navigazione mobile in Italia è fatta con apparecchi Apple. A fine 2009 c’erano 120 mila applicazioni      per iPhone, per fine 2010 saranno 300 mila</li>
<li>In Europa 114 canali televisivi sono      stati creati specificatamente per il mobile (<em>European Audiovisual      Observatory</em>).</li>
</ul>
<p>Questi dati, raccolti qua e là nella Rete, dimostrano come siano ormai presenti tutte le <strong>condizioni necessarie alla definitiva consacrazione del settore mobile: connettività, diffusione dei device, ampia offerta di servizi</strong>.</p>
<h2>1. Connettività</h2>
<p>Delle tre condizioni, la connettività sembra essere la meno problematica. La questione è semmai capire quale sarà il protocollo ad emergere tra le varie alternative oggi disponibili: GPRS (giunto ormai agli ultimi vagiti), EDGE, UMTS, WiMax, WiFi ed altri ancora.</p>
<h2>2. Device</h2>
<p>I dati consuntivi del 2009 e le previsioni 2010 illustrate sopra non lasciano spazio a dubbi: gli smartphone, iPhone e Blackberry su tutti, hanno ormai raggiunto una penetrazione del mercato sufficiente a giustificare un’offerta di servizi ad hoc.</p>
<p>Se è vero che l’Italia detiene il primato europeo della diffusione di telefonini (mentre è tra le ultime in fatto di diffusione della banca larga … ma questa è un’altra storia…), con quasi 2 cellulari a testa, possiamo considerare anche la seconda condizione come verificata.</p>
<h2>3. Servizi</h2>
<p>L’offerta dei servizi rappresenta la condizione decisiva affinchè il mercato del mobile decolli definitivamente. Fintanto che gli operatori non offrono servizi attrattivi, i potenziali clienti non sono spinti ad acquistare i terminali necessari ad usufruirne, innestando così un circolo vizioso. Viceversa, un’offerta di servizi ricca fa inevitabilmente da traino anche al mercato dei device.</p>
<p>Per dare l’idea di quanto l’offerta dei servizi sia oggi ampia, basta fare una veloce lista di alcune applicazioni mobile in circolazione:</p>
<ul>
<li>social      networking mobile e geolocalizzato: applicazioni Facebook, Twitter e Buzz pensate      per consentire l’accesso da cellulari e smartphone</li>
<li>contenuti      multimediali ottimizzati per il mondo mobile: <a title="YouTube for mobile" href="http://www.google.com/mobile/youtube/" target="_blank">YouTube for mobile</a>,      <a title="Flickr mobile" href="http://www.flickr.com/tools/mobile/" target="_blank">Flickr mobile</a></li>
<li>intere      suite di prodotti pensati espressamente per il mondo mobile: <a title="Google mobile" href="http://www.google.com/intl/it_it/mobile/" target="_blank">Google mobile</a></li>
<li>canali      televisivi ad hoc: Quatro Movil, HBO Mobile Tv, RTE News …</li>
<li>versioni      mobile di siti web sempre più diffuse</li>
<li>… e      la lista potrebbe continuare</li>
</ul>
<p>Insomma, sembra proprio che ci siano tutte le condizioni affinchè l’equazione:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Connettività + Device + Servizi = Successo del settore Mobile</strong></p>
<p>si verifichi.</p>
<p>C’è ancora qualcuno che pensa che il 2010 non sarà l’anno del mobile? <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>Foto: </em><a href="http://www.flickr.com/photos/ydhsu/" target="_blank"><em>ydhsu</em></a>
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		<title>Nokia: quando il servizio diventa una commodity</title>
		<link>http://www.bernablog.com/1008/nokia-servizio-diventa-commodity/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 09:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[nokia]]></category>

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		<description><![CDATA[Partiamo da una notizia di qualche giorno fa: Nokia annuncia che offrirà gratuitamente sui propri smartphone dotati di GPS un servizio di navigazione satellitare chiamato Ovi Maps. Bei tempi, avranno pensato alla Nokia, quando erano leader, almeno in Europa, nel settore dei telefoni cellulari. Certo non mancava la concorrenza, ma Nokia riusciva ad emergere grazie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/01/nokia_logo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1011" title="Nokia" src="/wp-content/uploads/2010/01/nokia_logo.jpg" alt="" width="440" height="300" /></a></p>
<p>Partiamo da una notizia di qualche giorno fa:</p>
<blockquote><p>Nokia annuncia che offrirà gratuitamente sui propri smartphone dotati di GPS un servizio di navigazione satellitare chiamato <a title="Ovi Maps" href="http://maps.ovi.com/" target="_blank">Ovi Maps</a>.</p></blockquote>
<p>Bei tempi, avranno pensato alla Nokia, quando erano leader, almeno in Europa, nel settore dei telefoni cellulari. Certo non mancava la concorrenza, ma Nokia riusciva ad emergere grazie ad un buon design associato a un ottimo software.</p>
<p>Poi l’incantesimo si è rotto e ai soliti concorrenti (Motorola, Samsung, Sony …) si sono aggiunti due colossi provenienti “dall’altro mondo”, quello dell’informatica. Stiamo parlando di Apple con il suo iPhone e, anche se in misura minore, Google con Android.</p>
<p><span id="more-1008"></span></p>
<p>Nel gelo della Finlandia si sono allora posti il problema: <em>come contrastare l’avanzata dei due nuovi concorrenti</em>? A prima vista la soluzione trovata non sembra particolarmente creativa: si tratta del classico <strong>“prodotto/servizio civetta”</strong>. Rispetto ad altri casi simili, però, mi sembra di intravedere due elementi di novità.</p>
<h2>Servizi, non prodotti</h2>
<p>Nel mondo dell’ICT siamo abituati a veder trattare i prodotti come delle commodity, sfruttate per favorire la vendita di servizi.</p>
<p>Pensiamo ai modem ADSL dati in comodato gratuito per vendere le connessioni Internet, magari associate a servizi di telefonia. Stesso meccanismo per i decoder della tv satellitare, utilizzati come “testa di ponte” per piazzare abbonamenti ai vari pacchetti.</p>
<p>Il caso Nokia è uno dei pochi in cui ad essere offerto gratuitamente è un servizio. Questo approccio risulta vincente solo a condizione che il servizio offerto sia una vera killer application, cioè di uno di quei servizi che gli utenti pretendono di avere sul proprio cellulare. Con la navigazione GPS Nokia sembra proprio aver fatto la scelta giusta.</p>
<h2>Nokia non è Google</h2>
<p>L’azienda che più di ogni altra ci ha abituati al <strong>“gratis”</strong> è indubbiamente Google. BigG ha da sempre offerto gran parte dei propri servizi (e-mail, software di office automation ecc.) a costo zero per l’utente, basando interamente le proprie entrate sull’advertising.</p>
<p>Ciò che caratterizza Google è che i suoi servizi sono sviluppati interamente in-house. Spesso (è il caso di Gmail e Google Docs) si tratta addirittura di applicazioni create ad uso interno e successivamente aperte al pubblico.</p>
<p>La possibilità di realizzare questi servizi internamente rappresenta un valore aggiunto perché consente di non dipendere da fornitori esterni, prevedendo con precisione chirurgica i costi e, di conseguenza, le entrate che è necessario generare affinchè il modello del gratis sia remunerativo.</p>
<p>Diverso è il caso di Nokia che acquista il servizio di navigazione (mappe e software) da fornitori esterni. Non sto dicendo ovviamente avrebbe dovuto sviluppare internamente una soluzione di navigazione GPS, scelta che sarebbe risultata sicuramente anti-economica; vale tuttavia la pena sottolineare il coraggio che ha avuto Nokia nell’attuare questa strategia.</p>
<h2>E adesso?</h2>
<p>Restano aperti due interrogativi:</p>
<ul>
<li>L’incremento      di vendite derivante dalla scelta di Nokia sarà sufficiente a coprire il      costo della servizio?</li>
<li>Come      reagiranno i leader nel settore della navigazione (Tom Tom e Garmin, le      cui azioni in Borsa sono già crollate) e gli altri produttori di telefoni      cellulari?</li>
</ul>
<p>Il tempo e il mercato ci forniranno le risposte. O vuoi provare tu a fare una previsione? <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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		</item>
		<item>
		<title>Il 2010 del search secondo Google e Microsoft</title>
		<link>http://www.bernablog.com/969/2010-search-secondo-google-microsoft/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/969/2010-search-secondo-google-microsoft/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 10:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[bing]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[microsoft]]></category>

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		<description><![CDATA[L’inizio dell’anno è tradizionalmente tempo di previsioni. Vediamo dunque cosa ci riserva il “mercato del search” nel 2010 analizzando i piani dei due principali competitor: Google e Bing. Sintetizzando al massimo, potremmo affermare che Google agirà soprattutto sulla forma, Microsoft sulla sostanza dei risultati. Google I piani di BigG nel settore del search sono stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/01/google-bing.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-970" title="Google vs Bing" src="/wp-content/uploads/2010/01/google-bing.jpg" alt="" width="280" height="251" /></a>L’inizio dell’anno è tradizionalmente tempo di previsioni. Vediamo dunque cosa ci riserva il “mercato del search” nel 2010 analizzando i piani dei due principali competitor: Google e Bing.</p>
<p>Sintetizzando al massimo, potremmo affermare che <strong>Google agirà soprattutto sulla forma, Microsoft sulla sostanza dei risultati</strong>.</p>
<p><span id="more-969"></span></p>
<h2>Google</h2>
<p>I piani di BigG nel settore del search sono stati rivelati in una recente dichiarazione rilasciata da Marissa Mayer:</p>
<blockquote><p>We will be able to have much more rich interaction with the search results pages. There might be layers of search results pages: take my results and show them on a map, take my results and show them to me on a timeline. It’s basically the ability to interact in a really fast way, and take the results you have and see them in a new light. So I think that that kind of interaction will be possible pretty easily and pretty likely. I think it will be, hopefully, a layout that’s a little bit less linear and text based, even than our search results today and ultimately uses what I call the ‘sea of whiteness’ more in the middle of the page, and lays out in a more information dense way all the information from videos to audio reels to text, and so on and so forth. So if you imagine the results page, instead of being long and linear, and having ten results on the page that you can scroll through to having ten very heterogeneous results, where we show each of those results in a form that really suits their medium, and in a more condensed format.</p></blockquote>
<p>Dal testo si evince come il 2010 di Google sarà dedicato soprattutto a migliorare la <strong>forma</strong> con cui i risultati vengono presentati e l’interazione che l’utente ha con essi. Prepariamoci quindi ad abbandonare la classica visualizzazione di 10 risultati testuali per pagina con relative snippet e ad accogliere una rappresentazione più grafica ed interattiva.</p>
<h2>Bing</h2>
<p>Il 2010 sarà l’anno in cui si concretizzeranno i risultati dell’accordo tra Microsoft e Yahoo!, per ora visibili solo sulla carta del contratto siglato tra le due aziende.</p>
<p>I piani di Bing per quest’anno sono rivelati dalla stessa denominazione del motore: “decision engine”. Bing si propone come lo strumento ideale per l’utente che deve prendere delle decisioni, strizzando l’occhio al <a title="Semantic Web" href="http://www.bernablog.com/tag/web-semantico/" target="_blank">semantic web</a>.</p>
<p>In particolare Bing concentrerà il proprio sforzo su quattro aree tematiche:</p>
<ul>
<li>viaggi:      scelta di voli e hotel, comparazione e previsione prezzi dei voli ecc.</li>
<li>shopping:      comparazione prezzi e recensioni sull’onda del products search di Google</li>
<li>salute:      domande e risposte in tema di salute e benessere</li>
<li>Local      Search: risultati geolocalizzati.</li>
</ul>
<p>La scelta non è stata fatta a caso: da un lato sono le aree caratterizzate da processi decisionali più complessi, dall’altro sono i temi che tradizionalmente garantiscono maggiori entrate nel campo del keywords advertising.</p>
<p>Resta da vedere se quella di decision engine rimarrà solo un’etichetta ad uso e consumo del marketing, o se Bing riuscirà effettivamente a colmare almeno parte del gap che lo separa da Google proprio puntando sulla <strong>sostanza</strong> dei risultati.</p>
<p>Tu cosa ne pensi? Gennaio è tempo di previsioni, provaci anche tu! <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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		<title>Google torna al minimalismo</title>
		<link>http://www.bernablog.com/929/google-torna-al-minimalismo/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/929/google-torna-al-minimalismo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 10:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei punti di forza di Google rispetto ai concorrenti è sempre stata l’essenzialità della sua interfaccia orientata a porre l’accento sulla ricerca, eliminando tutte le possibili distrazioni. Negli ultimi anni, però, BigG si è trovata a rilasciare così tanti servizi che la tentazione di utilizzare la propria (visitatissima) home page per promuoverli è risultata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://1.bp.blogspot.com/_7ZYqYi4xigk/SxbrFBpILgI/AAAAAAAAFCs/xNwIVrpLEk4/s1600-h/searchbeforeafter_big.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-930" title="Google home page" src="/wp-content/uploads/2009/12/searchbeforeafter.jpg" alt="Google home page" width="400" height="112" /></a></p>
<p>Uno dei punti di forza di Google rispetto ai concorrenti è sempre stata l’essenzialità della sua interfaccia orientata a porre l’accento sulla ricerca, eliminando tutte le possibili distrazioni.</p>
<p>Negli ultimi anni, però, BigG si è trovata a rilasciare così tanti servizi che la tentazione di utilizzare la propria (visitatissima) home page per promuoverli è risultata troppo forte. Ecco allora comparire link dedicati:</p>
<ul>
<li>alle      tipologie di search disponibili (web, immagini, video, mappe, news ecc.)</li>
<li>ad      altre applicazioni Google (es. Gmail)</li>
<li>al      lancio di nuovi servizi (sezione “new” presente immediatamente sotto il      box del search)</li>
<li>alla      gestione del proprio account Google (gestione del profilo, logout ecc.).</li>
</ul>
<p>La scelta di utilizzare link, piuttosto che pulsanti grafici, ha sicuramente consentito a BigG di contenere il grado di complessità dell’interfaccia, pur in presenza di tutti questi elementi.</p>
<p>Evidentemente, però, anche in casa Google si sono resi conto che si stavano facendo prendere un po’ troppo la mano con i link, allontanandosi dal progetto iniziale di massima usabilità.</p>
<p>Da qui la novità annunciata nei giorni scorsi da Marissa Mayer sul Blog di ufficiale dell’azienda: <a title="Google home page" href="http://googleblog.blogspot.com/2009/12/now-you-see-it-now-you-dont.html" target="_blank">l’effetto “fade in” sulla home page</a>.</p>
<p><span id="more-929"></span>In sostanza la visualizzazione della home page viene gestita in modo differenziato su due momenti:</p>
<ul>
<li>al caricamento      della pagina vengono visualizzati solo il logo, il box dedicato al search      (<a title="Il marketing del pixel" href="http://www.bernablog.com/762/il-marketing-de-pixel/" target="_blank">recentemente ingrandito</a>)      ed i classici pulsanti “Cerca” e “Mi sento fortunato”</li>
<li>la      parte rimanente dell’interfaccia, cioè i link descritti sopra, compare      solo nel momento in cui l’utente muove il mouse.</li>
</ul>
<p>L’idea alla base di questa scelta è che l’utente che impugna il mouse sta cercando qualcosa di diverso dal search; solo a lui quindi devono essere mostrati tutti gli elementi “extra”.</p>
<p>Personalmente ho apprezzato molto l’eleganza di questa soluzione che consente di coniugare la ricerca della massima usabilità con la possibilità di utilizzare la home page come impareggiabile strumento di comunicazione.</p>
<p>E tu, cosa ne pensi della nuova interfaccia di Google?
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		<title>Cosa cerchiamo su Google?</title>
		<link>http://www.bernablog.com/919/cosa-cerchiamo-su-google/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/919/cosa-cerchiamo-su-google/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 13:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[zeitgeist]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ogni fine anno, Google ha pubblicato il Zeitgeist, cioè la lista delle parole più cercate nei vari Paesi del mondo. Vista la “quota di mercato” posseduta da Google nel settore del search, possiamo dire che queste statistiche rispecchiano in modo fedele che cosa gli utenti di Internet cercano nel web. Questa, ad esempio, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-920 alignleft" title="Google Zeitgeist" src="/wp-content/uploads/2009/12/zeitgeist2009_logo.gif" alt="Google Zeitgeist" width="211" height="91" />Come ogni fine anno, Google ha pubblicato il <a title="Google Zeitgeist" href="http://www.google.com/intl/en/press/zeitgeist2009/regional.html#italy" target="_blank">Zeitgeist</a>, cioè la lista delle parole più cercate nei vari Paesi del mondo. Vista la “quota di mercato” posseduta da Google nel settore del search, possiamo dire che queste statistiche rispecchiano in modo fedele che cosa gli utenti di Internet cercano nel web.</p>
<p>Questa, ad esempio, è la lista delle <strong>10 parole più cercate su Google in Italia</strong>:</p>
<ol>
<li>facebook</li>
<li>youtube</li>
<li>libero</li>
<li>roma</li>
<li>meteo</li>
<li>giochi</li>
<li>yahoo</li>
<li>netlog</li>
<li>msn</li>
<li>wikipedia</li>
</ol>
<p>Queste le mie considerazioni:<br />
<span id="more-919"></span><br />
<h2>Il fenomeno social media</h2>
<p>E’ evidente come il fenomeno social la faccia da padrone nelle nostre ricerche. Ben 5 risultati su 10 sono infatti relativi a siti social o applicazioni del web 2.0. Se consideriamo che lo scorso anno l’unica applicazione del genere nelle prime dieci posizioni era “youtube”, risulta ancora più chiara la crescita esponenziale del fenomeno.</p>
<p>Potremmo affermare che nel 2008 i social network erano ancora appannaggio degli utenti più maturi (tecnologicamente parlando), dei cosiddetti smanettoni, mentre <strong>il 2009 è stato l’anno dell’apertura al grande pubblico</strong>. I trend di crescita degli utenti dei principali social network non fanno alto che confermare questa teoria.</p>
<h2>Google come portale</h2>
<p>La seconda considerazione che emerge è la conferma di una teoria che ho elaborato tempo fa: <strong>Google ha sostituito il vecchio ruolo dei portale</strong>.</p>
<p>Analizzando la classifica notiamo come 7 parole su 10 rappresentano nomi di siti/servizi/applicazioni. Tra coloro che hanno fatto questo tipo di ricerche penso ci sia un piccola parte di persone che volevano informarsi su cosa fossero i vari Facebook, YouTube, MSN ecc.; immagino però che la stragrande maggioranza sia composta da utenti che conoscono già il servizio, ma invece di digitare l’URL del sito nella barra degli indirizzi fanno un passaggio intermedio in Google seguendo questo percorso:</p>
<ol>
<li>ricerca      su Google utilizzando il nome del servizio come parola chiave</li>
<li>clic      sul primo risultato restituito</li>
<li>accesso      al servizio.</li>
</ol>
<p>In questo senso Google viene a ricoprire quel ruolo di porta d’accesso alla Rete che in passato ero svolto dai portali.</p>
<p>Dopo aver pensato “buon per Google”, dovresti considerare che questo comportamento, che ho riscontrato in molti utenti, può avere conseguenze anche sugli accessi al tuo sito.</p>
<p>Se il nostro “utente medio” ricerca su un motore il nome di un noto servizio prima di accedervi, probabilmente farà la stessa cosa anche con il tuo sito, con due effetti:</p>
<ol>
<li><strong>Le      statistiche d’accesso al tuo sito potrebbero risultare falsate</strong>: molti      degli accessi generati dai motori, infatti, dovrebbero essere considerati      alla stregua di accessi diretti. Si tratta, infatti, di persone che già      conoscono la tua attività.</li>
<li><strong>La      tua strategia SEO potrebbe richiedere un aggiustamento</strong>: molti specialisti      SEO tendono a non preoccuparsi di posizionare il sito di un’azienda      utilizzandone il nome (la ragione sociale) come parola chiave, affermando      che il traffico generato da questo tipo di ricerche sarebbe minimo. Questa      posizione va tuttavia rivista alla luce di quanto scritto sopra.<br />
Qualcuno      potrà obiettare che un sito si posiziona per il nome dell’azienda in modo      naturale, senza che sia necessaria alcuna ottimizzazione. Questo non      sempre è vero, soprattutto se il nome della tua azienda è piuttosto comune      (la query “rossi srl” su Google restituisce 765.000 risultati <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  )</li>
</ol>
<p>E tu, ti ritrovi nella lista elaborata da Google? Anche tu utilizzi Google alla stregua di un portale?</p>
<p>Fammelo sapere lasciando un commento.
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			</a>
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		<title>Il marketing del pixel</title>
		<link>http://www.bernablog.com/762/il-marketing-de-pixel/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 08:41:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[Se dovessi fare il nome di una web company dinamica, in continua e costante crescita, indicherei senz’altro Google. Praticamente non passa settimana senza che BigG annunci qualche novità su uno dei suoi prodotti. Partendo da questo presupposto, mi ha stupito l’enfasi con la quale sul blog ufficiale di Google è stata annunciata una novità nell’interfaccia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://3.bp.blogspot.com/_7ZYqYi4xigk/SqgeZQO37fI/AAAAAAAAEg4/SzruS1piwMA/s1600-h/new-old-search-next.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-765" title="Google Search" src="/wp-content/uploads/2009/09/new-old-search-next.png" alt="Google Search" width="400" height="147" /></a></p>
<p>Se dovessi fare il nome di una web company dinamica, in continua e costante crescita, indicherei senz’altro Google. Praticamente non passa settimana senza che BigG annunci qualche novità su uno dei suoi prodotti.</p>
<p>Partendo da questo presupposto, mi ha stupito l’enfasi con la quale sul blog ufficiale di Google è stata annunciata una <a href="http://googleblog.blogspot.com/2009/09/now-s-u-p-e-r-sized.html" target="_blank">novità nell’interfaccia di Google Search</a>. Come si vede dall’immagine, BigG ha allargato il box di ricerca, ingrandito leggermente i pulsanti e aumentato il font utilizzato sia nel box che nei suggerimenti per la ricerca.</p>
<p><span id="more-762"></span></p>
<p>Queste le parole utilizzate da Marissa Mayer (vice-presidente della divisione &#8220;Search Product and User Experience&#8221;) per descrivere la novità:</p>
<blockquote><p>[…] siamo eccitati per questa novità, perchè simboleggia il nostro focus sulla ricerca è perché rende la nostra essenziale e minimalista homepage ancora più semplice e divertente da usare.</p></blockquote>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Ti garantisco che ho provato e riprovato ad utilizzare la nuova interfaccia, ma di divertimento neanche l’ombra.</span></p>
<p>Intendiamoci, non sto disprezzando l’intervento, che indubbiamente perfeziona un’interfaccia già al top dell’usabilità. Mi sembra però eccessiva l’enfasi con la quale si è cercato di caricare questo annuncio. Se tanto mi dà tanto, cosa faranno quando verrà rilasciato Google OS? <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Perché anche i 20 o 30 pixel aggiunti ad un box vengono utilizzati come strumento di marketing con l’evidente obiettivo di generare buzz?</p>
<p>Forse Google comincia a temere l’alleanza Microsoft+Yahoo! oppure, più verosimilmente, il minaccioso Facebook?</p>
<p>Tante domande alle quale potresti aiutarmi a rispondere lasciando il tuo commento <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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			</a>
		</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Cosa facciamo in Internet?</title>
		<link>http://www.bernablog.com/632/cosa-facciamo-in-internet/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/632/cosa-facciamo-in-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 05:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[Internet trends]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bernablog.com/?p=632</guid>
		<description><![CDATA[Alcuni giorni fa mi sono imbattuto in un’interessante ricerca denominata Ruder Finn Intent Index che illustra le motivazioni che spingono le persone ad andare in Internet. In altri termini, questo studio risponde alla domanda: in che modo passiamo il nostro tempo su Internet? I risultati della ricerca sono riassunti nell’immagine sottostante: I curatori dello studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni giorni fa mi sono imbattuto in un’interessante ricerca denominata <a title="Cosa facciamo in Internet?" href="http://www.ruderfinn.com/rfrelate/intent/intent-index.html" target="_blank">Ruder Finn Intent Index</a> che illustra le motivazioni che spingono le persone ad andare in Internet. In altri termini, questo studio risponde alla domanda: <strong>in che modo passiamo il nostro tempo su Internet?</strong></p>
<p>I risultati della ricerca sono riassunti nell’immagine sottostante:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-633" title="intent-tm" src="/wp-content/uploads/2009/08/intent-tm.jpg" alt="Cosa facciamo in Internet?" width="540" height="432" /></p>
<p><span id="more-632"></span>I curatori dello studio hanno suddiviso le attività che è possibile svolgere su Internet in 7 macro-categorie:</p>
<ol>
<li>formarsi (seguire corsi,      fare ricerche, informarsi)</li>
<li>divertirsi (passare tempo      libero, distrarsi)</li>
<li>socializzare (entrare in      relazione con altri)</li>
<li>esprimersi (creare qualcosa      e condividerlo con altri)</li>
<li>promuovere un’iniziativa (sostenere      una causa, cercando di influenzare gli altri)</li>
<li>fare affari (lavorare, fare      e-banking, vendere online)</li>
<li>fare acquisti (comparare      prezzi e acquistare)</li>
</ol>
<p>L’ordinamento delle categorie non è casuale, ma segue l’entità delle risposte fornite dagli intervistati.</p>
<h3>La mia opinione</h3>
<p>Ecco alcune considerazioni che ho fatto “di getto” leggendo le statistiche:</p>
<ul>
<li>stupisce      un po’ vedere la formazione al primo posto. La percezione che ho parlando      con gli utilizzatori abituali di Internet è che la Rete venga usata principalmente      per divertimento (ad es. navigando tra i video di YouTube o ascoltando      musica online) e per socializzare/fare networking (soprattutto tramite      social network). Non posso certo dire che la maggioranza delle persone che      conosco utilizzino Internet per fare formazione personale o ricerca…<br />
Sicuramente il dato è influenzato da due fattori:</p>
<ul>
<li>all’interno della      voce “Learn” rientra anche l’informazione, di certo uno degli utilizzi più      diffusi di Internet;</li>
<li>il campione degli intervistati include solo over      18, tralasciando quindi il target più votato al divertimento online.</li>
</ul>
</li>
<li>come      accennavo sopra, mi aspettavo di vedere ai primi posti le attività legate      al divertimento e alla socializzazione online ed in questo mi ritrovo nei      risultati dello studio. Non è un caso che il 100% degli intervistati abbia      dichiarato di utilizzare Internet come passatempo.</li>
<li>non      mi stupisce l’ultimo posto dedicato alle attività legate al fare business      online (e-banking, e-commerce, telelavoro ecc.), complice il ritardo nella      diffusione del commercio elettronico dovuto soprattutto a problemi fiducia      nella sicurezza delle transazioni online da parte del consumatore.</li>
<li>ultima      considerazione: lo studio è stato condotto su utenti americani. Sarebbe      cambiato qualcosa se fosse stato fatto su utenti italiani? A te l’ardua      sentenza…</li>
</ul>
<h3>A che pro?</h3>
<p>Forse ti stai chiedendo: cosa me ne faccio di queste informazioni?</p>
<p>Beh, prima di tutto … rilassati! E’ estate, puoi anche permetterti di leggere qualcosa che non abbia un immediato “ritorno sull’investimento”  <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Battute a parte, queste informazioni sono potenzialmente preziosissime per chi si appresta ad aprire un sito/blog o a lanciare un’attività online. Se vuoi avere maggiori probabilità di successo prova a chiederti: <strong>la mia attività o il mio sito rispondono ad almeno uno dei bisogni collocati ai primi posti della classifica?</strong> Se la risposta è no, forse è tempo di rivedere i tuoi piani.</p>
<p><em>Immagine: http://www.problogger.net/wp-content/uploads/2009/07/intent.png</em>
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				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.bernablog.com%2F632%2Fcosa-facciamo-in-internet%2F&amp;source=bernablog&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
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			<wfw:commentRss>http://www.bernablog.com/632/cosa-facciamo-in-internet/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Elezioni Europee: vincono anche i pirati</title>
		<link>http://www.bernablog.com/543/elezioni-europee-vincono-anche-i-pirati/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/543/elezioni-europee-vincono-anche-i-pirati/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 08:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[file sharing]]></category>
		<category><![CDATA[The Pirate Bay]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bernablog.com/?p=543</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; tempo di fare i conti su chi ha vinto e chi ha perso a questo giro. Tra i vincitori delle elezioni europee bisogna annoverare sicuramente il Piratpartiet (&#8220;Partito Pirata&#8221;), il partito svedese che si batte per difendere gli interessi degli utenti del file sharing. Il partito ha ottenuto ben il 7,1% dei voti, superando quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-546" title="The Pirate Bay" src="/wp-content/uploads/2009/06/the-pirate-bay-logo-150x150.jpg" alt="The Pirate Bay" width="150" height="150" /></p>
<p>E&#8217; tempo di fare i conti su chi ha vinto e chi ha perso a questo giro.<br />
Tra i vincitori delle elezioni europee bisogna annoverare sicuramente il <a title="Piratpartiet" href="http://www.piratpartiet.se/" target="_blank">Piratpartiet</a> (&#8220;Partito Pirata&#8221;), il partito svedese che si batte per difendere gli interessi degli utenti del file sharing. Il partito ha ottenuto ben il 7,1% dei voti, superando quindi abbondantemente la soglia di sbarramento del 4%.</p>
<p>Il &#8220;Partito Pirata&#8221; deve la propria popolarità soprattutto alla vicenda legata a <a title="The Pirate Bay" href="http://thepiratebay.org/" target="_blank">The Pirate Bay</a>, il sito svedese dedicato all&#8217;indicizzazione di file .torrent per la rete BitTorrent.<br />
Dopo lunghe controversie giudiziarie, il 17 aprile 2009 i quattro responsabili della Baia sono stati condannati a un anno di prigione per complicità nella violazione di diritti d&#8217;autore. La sentenza ha inevitabilmente alimentato la guerra in atto già da anni tra le major e chi sostiene la liceità del file sharing per uso privato e non commerciale.</p>
<p>Resta da vedere se i Pirati saranno in grado di far sentire la loro voce all&#8217;interno del Parlamento Europeo.
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			</a>
		</div>
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		<title>Google Wave: l’e-mail reinventata oggi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 08:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[google wave]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
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		<description><![CDATA[Come sarebbe l&#8217;e-mail se venisse inventata oggi? La risposta di Google a questa domanda è &#8230; Wave. Wave è l&#8217;ultimo prodotto attualmente in fase di sviluppo da parte di BigG. Darne una definizione non è per nulla semplice, anche alla luce del fatto che siamo ancora alla versione alfa, non ancora resa pubblica. Wave si candida [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-534 aligncenter" title="Google Wave" src="/wp-content/uploads/2009/06/google_wave_logo.png" alt="Google Wave" width="256" height="256" /></p>
<p>Come sarebbe l&#8217;e-mail se venisse inventata oggi? La risposta di Google a questa domanda è &#8230; Wave.</p>
<p>Wave è l&#8217;ultimo prodotto attualmente in fase di sviluppo da parte di BigG. Darne una definizione non è per nulla semplice, anche alla luce del fatto che siamo ancora alla versione alfa, non ancora resa pubblica.<br />
Wave si candida ad essere la <strong>piattaforma di comunicazione e condivisione della conoscenza del futuro</strong>. Da quanto si legge sul <a title="Google Wave" href="http://googleblog.blogspot.com/2009/05/went-walkabout-brought-back-google-wave.html" target="_blank">blog ufficiale di Google</a>, promette di racchiudere in una sola piattaforma le funzionalità oggi offerte da prodotti differenti:</p>
<ul>
<li><strong>e-mail</strong> e comunicazioni asincrone, gestite nello stile di Gmail</li>
<li><strong>instant messaging</strong> e comunicazioni sincrone sulla scorta di Gtalk</li>
<li><strong>social media</strong> stile Facebook o, meglio ancora, friendfeed per essere aggiornati sulle attività svolte online dai propri contatti</li>
<li><strong>Wiki</strong>, condivisione documenti e risorse in generale, tipo Google Docs.</li>
</ul>
<p><span id="more-531"></span>L&#8217;obiettivo sembra effettivamente molto ambizioso, ma dalle <a title="Google Wave video" href="http://www.youtube.com/watch?v=v_UyVmITiYQ" target="_blank">preview</a> offerte sembra che Wave sia in grado di tener fede alle promesse.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-533" title="Google Wave screenshot" src="/wp-content/uploads/2009/06/google_wave_snapshots_inbox.png" alt="Google Wave screenshot" width="400" height="261" /></p>
<p style="text-align: left;">Non sono mancate, tuttavia, le <strong>critiche</strong>: c&#8217;è chi afferma che Wave sia in sostanza solo un mash-up di servizi ed applicazioni già esistenti e non porti con sé niente di innovativo.<br />
Personalmente non sono mai stato a favore dell&#8217;innovazione a tutti i costi. E&#8217; chiaro che tutti noi amiamo poter fruire di servizi sempre nuovi e ad alto valore aggiunto. Al tempo stesso, però, ritengo fondamentali gli sforzi di quelle aziende che si occupano di rendere più semplici, immediate ed efficienti attività che sono entrate nel nostro quotidiano come gestire la posta elettronica, comunicare con i nostri contatti, condividere risorse ecc.<br />
D&#8217;altronde, se i creatori di Google avessero pensato solo ad inventare qualcosa che prima non esisteva, oggi non avremmo il motore di ricerca più diffuso al mondo&#8230; Non penso, quindi, che Wave possa essere criticato per il solo fatto di non aver inventato niente di nuovo.</p>
<p>A sostenere la posizione di Google nei confronti dei detrattori c&#8217;è anche il fatto che Wave, nelle intenzioni di BigG, non sarà solo una semplice web application a sé stante. Un wave, cioè una discussione o una risorsa condivisa e commentata con alcuni tuoi contatti, potrebbe essere integrato all&#8217;interno del tuo blog o del tuo sito web, dove verrebbe ulteriormente alimentato dai contributi dei tuoi visitatori. Il progetto di Google è quello di ottenere, nel giro di poco tempo, una serie di gadget, estensioni, mash-up e altre risorse tutti costruiti attorno al concetto di Wave.<br />
In quest&#8217;ottica, il <strong>ruolo degli sviluppatori</strong> diventa cruciale per garantire un&#8217;ampia diffusione della piattaforma. Il modello che ha in mente Google è lo stesso che ha già decretato il successo di altri prodotti o piattaforme quali Firefox (con i suoi add-ons), iPhone, Android (la piattaforma per dispositivi mobili di Google), senza dimenticare il progenitori di tutti, cioè Windows, vivo ancora oggi grazie soprattutto all&#8217;ampia community di sviluppatori.<br />
Per favorire questo processo, Wave verrà rilasciato sotto forma di <strong>licenza open source</strong>.</p>
<p>In conclusione, quindi, possiamo affermare che Wave si presenterà al pubblico come:</p>
<ul>
<li>servizio/applicazione web</li>
<li>piattaforma di comunicazione integrabile in altri siti</li>
<li>piattaforma open a disposizione della comunità di sviluppatori.</li>
</ul>
<p>Non ci resta che attendere la prima versione pubblica prevista, secondo indiscrezioni, per l&#8217;autunno 2009.
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			</a>
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