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	<title>BernaBlog &#187; Web dev</title>
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	<description>Un punto di vista alternativo su Web marketing, SEO/SEM, web trends</description>
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		<title>Google premia i siti veloci</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 07:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla fine, dopo tanti rumors, è arrivata la conferma ufficiale: Google ha inserito la velocità di caricamento delle pagine tra i parametri usati per determinarne il ranking nelle SERP. In altri termini, a parità di qualsiasi altro indicatore, Google premia i siti veloci rispetto a quelli lenti. Facciamo alcune considerazioni su questa news, prendendo spunto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1083" title="Velocità" src="/wp-content/uploads/2010/04/velocita.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Alla fine, dopo tanti rumors, è arrivata la conferma ufficiale: <a title="Google premia i siti veloci" href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2010/04/using-site-speed-in-web-search-ranking.html" target="_blank">Google ha inserito la velocità di caricamento delle pagine tra i parametri usati per determinarne il ranking nelle SERP</a>. In altri termini, a parità di qualsiasi altro indicatore, <strong>Google premia i siti veloci</strong> rispetto a quelli lenti.</p>
<p>Facciamo alcune considerazioni su questa news, prendendo spunto dal commento di <a title="Matt Cutts" href="http://www.mattcutts.com/blog/site-speed/" target="_blank">Matt Cutts</a> sul suo blog:</p>
<p><span id="more-1082"></span></p>
<h2>Niente panico</h2>
<p>La novità non determinerà sconvolgimenti nelle SERP dal momento che questo nuovo parametro va ad aggiungersi agli oltre 200 che Google considera per la determinazione del ranking.</p>
<p>Sul blog ufficiale di Google si afferma che meno dell’1% delle query saranno influenzate da questo cambiamento; resta da capire se il dato corrisponde a verità o se è stato comunicato con l’obiettivo di contenere il panico dei webmaster (percepibile leggendo i commenti al post originale e quello di Cutts).</p>
<h2>Veloce è meglio per tutti</h2>
<p>Se all’annuncio di Google hai reagito pensando qualcosa tipo: “<em>Maledizione! Adesso per posizionarmi bene su Google devo preoccuparmi anche di fare pagine che si carichino velocemente</em>”, sei sulla cattiva strada.</p>
<p>La velocità di caricamento delle pagine avrebbe dovuto essere da sempre una tua preoccupazione; se non te ne sei occupato prima hai fatto male. Il motivo? Perché un sito veloce garantisce una buona user experience ed è la base per raggiungere un sufficiente livello di <strong>usabilità</strong>.</p>
<p>Se appartieni alla categoria di quelli che non alzano un dito senza prevedere un ritorno economico, considera che un sito più veloce può portare risultati insperati anche dal quel punto di vista. A questo proposito ti consiglio due articoli interessanti apparsi su <a href="http://searchengineland.com/google-now-counts-site-speed-as-ranking-factor-39708" target="_blank">Search Engine Land</a> e <a href="http://www.stepforth.com/blog/2010/google-incorporates-site-speed-algorithm/" target="_blank">Stepforth</a>; entrambi gli autori sposano la tesi secondo cui c’è una correlazione diretta tra la velocità di un sito e le sue performance in termini di ROI e tassi di conversione.</p>
<p>Ritrovarsi a parlare di velocità di caricamento delle pagine è un po’ come fare un salto indietro nel tempo di 10 anni, quando le connessioni ADSL erano solo agli albori.<br />
L’avvento della banda larga ha avuto l’effetto di accantonare il problema del tempo di risposta. I designer hanno così iniziato a sfogare la creatività repressa in tanti anni, arricchendo (e di conseguenza appesantendo) sempre più le pagine di elementi grafici, con il risultato che oggi alcuni siti si caricano più lentamente di quando navigavamo con il modem a 56 Kbps!</p>
<p>Minimizzare il tempo di caricamento delle pagine è un obiettivo che deve influenzare tutte le fasi del ciclo di sviluppo del sito, la cui velocità complessiva dipende da fattori quali:</p>
<ul>
<li>linguaggio      di programmazione/scripting e DBMS adottati</li>
<li>livello      di interattività</li>
<li>ottimizzazione      degli elementi multimediali (immagini, filmati Flash…)</li>
<li>“pulizia”      del codice HTML</li>
<li>infrastruttura      hardware e di rete (hosting/server dedicato, velocità di collegamento ad      Internet ecc.)</li>
</ul>
<h2>L’utente al primo posto</h2>
<p>Fin dagli anni ’80 i teorici ci hanno consigliato di adottare, nello sviluppo di un’applicazione o di un sito, la metodologia detta dello <strong>user-centered design</strong> che consiste nel mettere l’utente al centro del ciclo di sviluppo, focalizzandosi sui suoi bisogni, le sue abitudini e preferenze.</p>
<p>Il boom dei motori di ricerca, coinciso con l’enorme e rapida crescita di Google, ha dato origine alla Search Engine Optimization (SEO) spingendo molti web master a spostare il focus dall’utente al motore di ricerca. Il risultato sono tanti siti ben posizionati nelle SERP ma difficili da navigare.</p>
<p>L’annuncio di Google ci dà l’opportunità di ripristinare i giusti valori: <strong>gli utenti sono il fine, i motori di ricerca sono solo un mezzo</strong> per arrivare ad essi.<br />
Cominciamo oggi, facendo quelle correzioni che consentano di rendere il nostro sito un po’ più veloce. Per una volta abbiamo il vantaggio di non dover scegliere chi accontentare tra utenti e motori di ricerca <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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			</a>
		</div>
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		<title>Search Engine Optimization: ecco la piramide</title>
		<link>http://www.bernablog.com/1064/search-engine-optimization-piramide/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/1064/search-engine-optimization-piramide/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 07:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[promozione sito]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[La Search Engine Optimization (SEO) è sempre meno un problema di ottimizzazione del codice HTML e sempre più una questione di approccio allo sviluppo e alla promozione di un sito web che tenga conto, in ogni sua fase, della necessità di posizionarsi in modo ottimale all’interno delle SERP. Con il supporto di un’immagine tratta da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La  <strong>Search Engine Optimization (SEO)</strong> è sempre meno un problema di ottimizzazione del codice HTML e sempre più una questione di approccio allo sviluppo e alla promozione di un sito web che tenga conto, in ogni sua fase, della necessità di posizionarsi in modo ottimale all’interno delle SERP.</p>
<p>Con il supporto di un’immagine tratta da <a title="SEOmoz" href="http://www.seomoz.org/" target="_blank">SEOmoz</a>, vediamo quali sono gli aspetti SEO da considerare nel ciclo di sviluppo e promozione di un sito raffigurandoli all’interno di una piramide.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/03/seo-pyramid.png"></a><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/03/seo-pyramid.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1071" title="Piramide SEO" src="/wp-content/uploads/2010/03/seo-pyramid.jpg" alt="" width="500" height="416" /></a></p>
<h2><span id="more-1064"></span></h2>
<h2>1. Contenuti</h2>
<p>Il punto di partenza di qualsiasi strategia SEO devono necessariamente essere i contenuti che, non a caso, sono posizionati alla base della nostra piramide. Se anche riuscissi a raggiungere il massimo livello di ottimizzazione su un sito povero di contenuti, quello che otterresti sarebbero tante visite alle tue pagine ma uno scarso ritorno in termini di lead.  A meno che tu non voglia partecipare alle “Olimpiadi del click”, sarai sicuramente più interessato a vendere i tuoi prodotti/servizi piuttosto che a collezionare sterili pageviews.</p>
<p>Ecco alcuni consigli SEO da seguire per fare in modo di avere <strong>contenuti di qualità ed accessibili</strong>:</p>
<ul>
<li>produci      contenuti unici, differenziandoti dalla concorrenza</li>
<li>costruisci      <a title="Come costruire URL SEO-friendly" href="http://www.bernablog.com/838/come-costruire-url-seo-friendly/" target="_blank">URL SEO-friendly</a></li>
<li>sviluppa      un’architettura di link interni che favorisca l’usabilità da parte degli      utenti e il crawling dei motori di ricerca</li>
<li>genera      la <a title="Sitemap" href="http://www.sitemaps.org/it/" target="_blank">sitemap</a> ed inviala regolarmente ai motori      di ricerca</li>
<li>gestisci      in modo appropriato i server response code: ad esempio, crea una pagina      404 personalizzata e gestisci i contenuti trasferiti tramite un permanent      redirect (301).</li>
</ul>
<h2>2. Fattori “on page”</h2>
<p>Nella fase precedente ci siamo occupati di generare contenuti di qualità e di fare in modo che vengano indicizzati dai motori di ricerca. Il prossimo passo consiste nell’identificazione delle <strong>keywords </strong>sulle quali concentrare il lavoro di ottimizzazione. Per fare questo puoi utilizzare appositi tool quali lo <a title="Strumento per le parole chiave AdWords" href="https://adwords.google.it/select/KeywordToolExternal" target="_blank">Strumento per le parole chiave di Google AdWords</a>, Overture (oggi confluito in <a title="Yahoo! Search Marketing" href="http://advertising.yahoo.com/smallbusiness/ysm" target="_blank">Yahoo! Search Marketing</a>) o <a title="Wordtracker" href="http://www.wordtracker.com/" target="_blank">Wordtracker</a>.</p>
<p>Una volta identificate le parole chiave e le frasi target si passa all’<strong>ottimizzazione dei cosiddetti fattori on page</strong>:</p>
<ul>
<li>revisione      dei contenuti in ottica SEO, curando la frequenza ed il posizionamento      delle keywords target (cosiddetta keyword density)</li>
<li>ottimizzazione      del titolo della pagina e dei titoli di eventuali sezioni/sotto-sezioni</li>
<li><a title="Ottimizzazione title, keywords, description" href="http://www.bernablog.com/992/7-passi-garantire-indicizzazione-articoli/" target="_blank">ottimizzazione      dei meta-tag title, keywords e description</a></li>
<li>utilizzo      corretto delle intestazioni di paragrafo (H1, H2 …Hn)</li>
<li>attenzione      alla qualità dei link in uscita (non linkare siti di spam!)</li>
<li>ottimizzazione      degli anchor text di tutti i link: in uscita, interni e delle ancore che      puntano ad altre posizioni della stessa pagina</li>
</ul>
<p>E’ importante sottolineare come questo lavoro di ottimizzazione vada fatto in modo specifico e differenziato <strong>per ogni pagina</strong> che compone il sito.</p>
<h2>3. Link building</h2>
<p>Arrivati a questo punto abbiamo fatto tutto ciò che è necessario per favorire l’indicizzazione dei nostri contenuti da parte dei motori. Se abbiamo lavorato bene, quanto fatto finora ci garantirà un elevato numero di visite provenienti dalle SERP.</p>
<p>Ora dobbiamo preoccuparci di aumentare il traffico proveniente da altri siti; l’unica strada per fare questo è ottenere un elevato numero di <strong>link in ingresso </strong>i quali ci porteranno un ulteriore aumento di<strong> </strong>visite provenienti dai motori. L&#8217;incremento dei link (di qualità) in ingresso comporta, infatti, un aumento del PageRank con conseguente guadagno di posizioni all’interno delle SERP.</p>
<p>La domanda ora è: <strong>come ottenere link in ingresso</strong>? Dato per scontato di evitare i link a pagamento, sia per motivi etici che per evitare penalizzazioni da parte dei motori, la soluzione ci riporta nuovamente alla base della nostra piramide: i contenuti. Se scrivi contenuti di qualità, originali e utili per i tuoi visitatori, gli altri siti ti linkeranno in modo naturale, senza che tu debba chiedere nulla.</p>
<p>In aggiunta (attenzione, non in alternativa!) puoi ottenere altri link in ingresso utilizzando altri canali quali: siti di partner, forum, siti di article marketing, siti di news rating ecc.</p>
<p>In questo <a title="Meglio i contenuti o i link?" href="http://www.youtube.com/watch?gl=IT&amp;hl=it&amp;v=qXgni6U6qk8" target="_blank">video</a> Matt Cutts, esponente di spicco di Google, spiega come, ai fini dell’indicizzazione, sia molto più importante avere contenuti di qualità rispetto a molti link in ingresso, magari da siti con basso trust.</p>
<h2>4. Social media</h2>
<p>L’apice della nostra piramide è dedicato al social networking, oggi un must per chi vuole promuovere la propria attività sul web. Una strategia corretta di approccio ai social network prevede:</p>
<ul>
<li><strong>presenza</strong>:      crea la pagina legata alla tua attività sui social network più diffusi:      fan page di Facebook, account Twitter, canale YouTube ecc.</li>
<li><strong>interazione</strong>:      se leggi anche solo sporadicamente il <a title="BernaBlog" href="http://www.bernablog.com" target="_blank">BernaBlog</a> avrai imparato      come non sia sufficiente essere sui social network. Trattandosi di canali      nati per “conversare”, ciò che dovrai fare è interagire con i tuoi      contatti, dando loro qualcosa (semplice attenzione o vantaggi economici      legati ad offerte speciali, omaggi ecc.) che non possono trovare visitando il tuo sito. L’interazione deve ovviamente partire      dal tuo sito che dovrà integrare i social widget (vedi sidebar a destra) presentando      agli utenti tutte le possibilità a loro disposizione per interagire con te      o la tua azienda.</li>
</ul>
<p>Allora, sei pronto a scalare la piramide SEO?
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			</a>
		</div>
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		</item>
		<item>
		<title>L’importanza della sezione “news”</title>
		<link>http://www.bernablog.com/815/importanza-sezione-news/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 07:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[user generated-content]]></category>

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		<description><![CDATA[Se sei un webmaster affermato forse è meglio che tu non legga questo articolo, immagino lo troverai di una noia mortale. Se, invece, sei proprietario di un sito, magari della tua azienda, voglio darti un consiglio prezioso: crea una sezione “News” e cerca di mantenerla costantemente aggiornata. Ti spiego perché. Premessa: i social network, sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-816" title="news" src="/wp-content/uploads/2009/10/news.gif" alt="news" width="432" height="324" /></p>
<p>Se sei un webmaster affermato forse è meglio che tu non legga questo articolo, immagino lo troverai di una noia mortale. Se, invece, sei proprietario di un sito, magari della tua azienda, voglio darti un consiglio prezioso: crea una sezione “News” e cerca di mantenerla costantemente aggiornata. Ti spiego perché.</p>
<p><span id="more-815"></span></p>
<h2>Premessa: i social network, sempre loro</h2>
<p><em>Ancora ‘sti  social network? Io su Facebook non ci voglio andare!</em></p>
<p>Anche se non sei interessato al fenomeno dei social netwrok e non te ne vuoi occupare, il loro avvento ha effetti anche sulla presenza in Internet del tuo sito e, di conseguenza, sul tuo business.</p>
<p>Facciamo un passo indietro: i social network devono il loro successo al fenomeno dello User Generated Content; l’aspetto sociale si basa sul fatto che sono gli utenti comuni, cioè i visitatori di questi siti, a contribuire alla creazione dei contenuti.<br />
Si passa così da un rapporto 1:N del sito “tradizionale”, dove c’è un webmaster che pubblica i contenuti e diversi utenti che ne usufruiscono, ad uno di tipo N:M dove diversi utenti pubblicano contenuti e molti altri ne fruiscono, commentano, votano ecc.</p>
<p>Un social network può specializzarsi su forme specifiche di contenuti (YouTube con i video, Flikr con le immagini, Twitter con i messaggini di 140 caratteri), piuttosto che proporsi come applicazione generalista (MySpace, Facebook, Netlog ecc.).</p>
<p>Uno degli elementi che caratterizza maggiormente i SN è <strong>l’elevata frequenza di aggiornamento</strong>. E’ inevitabile che una comunità di migliaia o milioni di utenti riesca ad aggiornare i contenuti di un sito molto più frequentemente rispetto a qualsiasi webmaster o blogger professionista.</p>
<h2>Il real time search</h2>
<p>Di fronte a pagine web che si aggiornano in continuazione, i motori di ricerca hanno dovuto forzatamente ridurre il tempo che intercorre tra la messa online di un nuovo contenuto e il momento in cui il bot si accorge di esso e lo indicizza. Non a caso da qualche tempo si parla di “<strong>real </strong><strong>time search</strong>”, cioè la capacità dei motori di ricerca di indicizzare istantaneamente i nuovi contenuti, come di un obiettivo non più utopico.</p>
<p>Oltre a determinare un cambiamento nella frequenza di aggiornamento dell’indice dei motori di ricerca, il fenomeno dei social network ha portato i motori a rivedere il peso da attribuire ai fattori che contribuiscono a determinare il ranking, cioè l’ordine con il quale i risultati vengono presentati. Da qualche tempo, infatti, i motori stanno premiando maggiormente i contenuti più “freschi”, cioè aggiornati più di recente.</p>
<p>Questo significa che, a parità di qualsiasi altro fattore, <strong>se non aggiorni costantemente il tuo sito perderai gradualmente posizioni nelle SERP</strong> a vantaggio di tuoi concorrenti o di pagine presenti nei social network.</p>
<h2>La soluzione: che novità!</h2>
<p>In un sito ci sono sezioni che rimangono invariate quasi per l’intera vita dell’azienda (il profilo dell’azienda, la sua storia o i contatti) ed altre che richiedono aggiornamenti solo saltuari (prodotti/servizi, staff, ricerche di personale). Come produrre allora contenuti sempre nuovi?</p>
<p>Ecco un “trucco” per mantenere aggiornato il tuo sito agli occhi dei motori di ricerca: <strong>inserisci</strong>, possibilmente nella home page, <strong>un box dedicato alle news</strong>, che dovrai aver cura di aggiornare costantemente. Meglio ancora, metti nella home solo un breve estratto della news linkato ad una pagina di approfondimento, che funga anche da archivio news.</p>
<p>Non sai cosa inserire nelle news? Ecco alcuni suggerimenti:</p>
<ul>
<li>Lancio      di nuovi prodotti</li>
<li>Partecipazione      a fiere o altri eventi</li>
<li>Annunci      di iniziative di comunicazione (es. nuova campagna stampa)</li>
<li>Novità      legate al settore nel quale operi (es. entrata in vigore di una nuova      normativa).</li>
</ul>
<p>Aggiornando costantemente queste due pagine, la home page e la pagina archivio, non solo soddisferai il bisogno di contenuti “freschi” dei search engine, ma offrirai un prezioso servizio ai tuoi visitatori che saranno costantemente aggiornati sulle tue attività.</p>
<p>Se poi ti accorgi che la frequenza di aggiornamento delle notizie è molto elevata (settimanale o addirittura giornaliera) valuta la possibilità di offrire un <a title="Perchè offrire un feed RSS" href="http://www.bernablog.com/645/perche-offrire-un-feed-rss-del-tuo-blog/" target="_blank">feed RSS</a> delle tue news. Attento, però, vale anche il discorso opposto: se ti accorgi di non avere sufficienti argomenti per aggiornare costantemente le news, non creare la sezione. Non c&#8217;è niente di più triste che una news in home page ferma a 6 mesi fa&#8230;</p>
<p>Ovviamente quella delle “ultime notizie” è solo una strada, forse la più semplice, per mantenere aggiornato il tuo sito. Se hai i giusti contenuti da proporre e la manodopera necessaria, considera l’opportunità di creare un blog aziendale. Ma questo è un altro articolo <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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			</a>
		</div>
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		<title>La checklist SEO</title>
		<link>http://www.bernablog.com/772/la-checklist-seo/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 05:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mese di settembre coincide con l’inizio di un nuovo anno lavorativo che ci traghetterà fino alla prossima estate. Non c’è quindi momento migliore per fare il punto sullo stato dell’ottimizzazione in ottica SEO del tuo sito web. Ecco allora una SEO checklist. Se vuoi che il tuo sito sia ben posizionato nei risultati organici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-773" title="SEO Checklist" src="/wp-content/uploads/2009/09/SEO-Checklist.gif" alt="SEO Checklist" width="500" height="480" /></p>
<p>Il mese di settembre coincide con l’inizio di un nuovo anno lavorativo che ci traghetterà fino alla prossima estate. Non c’è quindi momento migliore per fare il punto sullo stato dell’ottimizzazione in ottica SEO del tuo sito web.</p>
<p>Ecco allora una SEO checklist. Se vuoi che il tuo sito sia ben posizionato nei risultati organici, assicurati che (almeno) tutti questi punti siano rispettati.</p>
<p><span id="more-772"></span></p>
<h2><strong>1. Utilizza      un file robots.txt </strong></h2>
<p>Come probabilmente saprai, questo file, che deve essere caricato nella root del sito, fornisce istruzioni ai bot dei motori di ricerca su come indicizzare il tuo sito. Tutto ciò avviene seguendo un apposito protocollo noto con il nome di “<em>The Robots Exclusion Protocol”</em>. Con un’apposita sintassi è possibile dire ai motori quali contenuti non vogliamo che vengano indicizzati, differenziando le istruzioni anche motore per motore.</p>
<p>Puoi trovare maggiori informazioni su come costruire il tuo file robots.txt <a title="Robots.txt" href="http://www.robotstxt.org/" target="_blank">qui</a>. Se invece sei curioso di vedere il robots.txt di Google, uno dei più complessi della Rete, lo trovi <a title="Il robots.txt di Google" href="http://www.google.com/robots.txt" target="_self">qui</a>.</p>
<h2>2. Crea      una Sitemap (per i motori)</h2>
<p>Si tratta di una mappa che ci consente di indicare ai motori di ricerca le pagine che compongono il nostro sito. In concreto, una Sitemap è un file XML contenente gli URL del sito (almeno quelli che vogliamo indicizzare), a cui vengono associati una serie di metadati: data dell&#8217;ultimo aggiornamento, frequenza tipica delle modifiche, importanza rispetto agli altri URL del sito. L’obiettivo è consentire ai motori di eseguire la scansione del sito in modo più completo ed efficiente.</p>
<p>Se vuoi saperne di più sul Protocollo Sitemap visita <a title="sitemaps.org" href="http://www.sitemaps.org/it/" target="_blank">questo sito</a>. Se invece sei alla ricerca di un tool per la creazione della tua sitemap, <a title="Crea la tua sitemap" href="http://www.xml-sitemaps.com/" target="_blank">prova questo</a>.</p>
<h2>3. Carica      file esterni (quando possibile)</h2>
<p>Cerca di mantenere all’interno della pagina solo il contenuto strettamente necessario. Carica esternamente il resto, come script javascript, fogli di stile (CSS) o filmati flash. In questo modo il bot del motore di ricerca non sarà “distratto” da elementi esterni e di contorno; potrà così concentrarsi sul contenuto della pagina rilevante per il posizionamento.</p>
<h2>4. Ottimizza      i fattori on page</h2>
<p>E’ risaputo che il “<strong>title</strong>” è uno degli attributi on page più rilevanti per qualsiasi motore.</p>
<p>Scrivi title differenziati per ogni pagina, evitando quindi le duplicazioni. Scrivi inoltre titoli in “linguaggio naturale”, come se stessi parlando ai tuoi utenti, evitando inutili, e spesso dannose, sfilze di parole chiave.</p>
<p>Detto del title, non rimane molto di cui parlare a proposito degli altri meta-tag. Le “<strong>keywords</strong>” sono ormai ignorate dalla maggioranza dei bot, mentre le “<strong>description</strong>” rivestono ancora una certa importanza dal momento che quasi tutti i motori le utilizzano per creare le “snippet”, quelle 2 o 3 righe descrittive che vediamo nelle SERP. Differenzia quindi le description per ogni pagina, evitando anche qui duplicazioni, e preoccupati di descrivere in modo chiaro, conciso (massimo 160 caratteri) e naturale il contenuto della pagina.</p>
<p>Non ricorrere, infine, alla tecnica dei frame. Da sempre sono sconsigliati da tutti i motori di ricerca dal momento che visualizzano diversi URL (uno per ciascun frame) all&#8217;interno di una singola pagina. <a title="Google e i frame" href="http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?hl=it&amp;answer=34445" target="_blank">Qui</a> trovi descritta la posizione ufficiale di Google a proposito dei frame.</p>
<h2>5. Crea una pagina 404</h2>
<p>L’errore 404 si verifica quando l’utente sta cercando di recuperare una pagina che non esiste sul server. Che sia colpa tua (es. pagina spostata o rinominata) o dell’utente (es. indirizzo scritto male) non importa; fai in modo che, al verificarsi dell’errore, l’utente non si trovi di fronte alla pagina di default del browser (il classico “Impossibile visualizzare la pagina” di Explorer).</p>
<p>Una pagina 404 ben fatta dovrebbe contenere una chiara (per l’utente medio) descrizione di cosa è successo e una serie di strumenti utili a continuare la navigazione sul sito (link alla home page, box di ricerca interna, mappa del sito, indirizzo e-mail del webmaster). Stai certo che, se segui queste indicazioni, i tuoi utenti ti ringrazieranno e, cosa ancora più importante, non abbandoneranno il sito.</p>
<p><em>Ma i motori di ricerca cosa c’entrano in tutto questo?</em> I bot dei motori si muovo all’interno del sito come farebbe un qualsiasi visitatore, cioè seguendo i link. Se un bot arriva ad una pagina 404 gestita con la pagina di default del browser, la sua navigazione rischia di interrompersi in quel punto. Se invece costruisci la pagina 404 come descritto sopra, il motore avrà a disposizione tutti gli strumenti per continuare il crawling.</p>
<h2>6. Crea una sitemap (per gli utenti)</h2>
<p><em>Ma come, non l’abbiamo già fatto al punto 3?</em> Ma allora non sei attento! <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />   La sitemap del punto 3 è dedicata esclusivamente ai motori e non è visibile ai visitatori del tuo sito. Qui stiamo parlando di una vera e propria mappa che raggruppi tutti gli URL del sito organizzati in modo gerarchico dalla radice (la home page) fino alle pagine di livello più basso.</p>
<p>In questo modo farai felici sia i tuoi utenti, specialmente se hai un sito di grandi dimensioni, che i motori di ricerca che troveranno un luogo dal quale partire per raggiungere tutte le pagine del sito.</p>
<p>Allora, il tuo sito ha passato gli esami di settembre? <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>Immagine: www.elliance.com</em>
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			</a>
		</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Content is king. Ma quali contenuti?</title>
		<link>http://www.bernablog.com/267/content-is-king-ma-quali-contenuti/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/267/content-is-king-ma-quali-contenuti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 18:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web dev]]></category>

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		<description><![CDATA[Primo comandamento SEO: &#8220;content is king&#8221;. Gli esperti SEO ci insegnano da sempre che il metodo più sicuro per ottenere un buon posizionamento sui motori è costruire siti ricchi di contenuti di qualità. In questo articolo non mi soffermo sull&#8217;aspetto qualità, sul quale ci sarebbe molto da dire (cosa si intende esattamente per qualità?); cercherò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Primo comandamento SEO: &#8220;content is king&#8221;.</p>
<p>Gli esperti SEO ci insegnano da sempre che il metodo più sicuro per ottenere un buon posizionamento sui motori è costruire siti ricchi di <strong>contenuti di qualità</strong>. In questo articolo non mi soffermo sull&#8217;aspetto qualità, sul quale ci sarebbe molto da dire (cosa si intende esattamente per qualità?); cercherò invece di spiegarti quali contenuti è possibile aggiungere al tuo sito.<br />
<span id="more-267"></span></p>
<p>Un tipico sito aziendale si compone del profilo dell&#8217;azienda, la descrizione dei suoi prodotti/servizi, i contatti e poco altro. Cosa aggiungere a questa &#8220;configurazione base&#8221; per accontentare gli utenti e i motori di ricerca? Rispondo prendendo spunto da questa immagine tratta da <a href="http://www.elliance.com" target="_blank">www.elliance.com</a>:  <img class="aligncenter size-full wp-image-268" title="Contenuti sito web" src="/wp-content/uploads/2009/01/contenuti-sito-web.gif" alt="Contenuti sito web" width="500" height="625" /> <strong></strong></p>
<p><strong>Blogs</strong><br />
Partiamo dal contenuto che, più di ogni altro, sta rivoluzionando i nostri siti da circa un anno a questa parte. Il blog non ha certo bisogno di presentazioni, abbiamo imparato come sia gradito:</p>
<ul>
<li>ai visitatori del sito, che vengono costantemente aggiornati sugli sviluppi della nostra attività e, soprattutto, hanno una modalità che gli consente interagire direttamente con noi;</li>
<li>ai motori di ricerca ai quali vengono dati in pasto contenuti sempre freschi.</li>
</ul>
<p>Se da un lato includere un blog all&#8217;interno del proprio sito può attirare nuovi visitatori e fidelizzare quelli esistenti, dall&#8217;altro è importante sapere che iniziare questa avventura comporta un impegno importante e duraturo. Per costruire un blog di successo, infatti, è necessario garantire una certa continuità nella scrittura dei post. Questo problema può essere attenuato nei blog aziendali: in questi casi, infatti, il carico di lavoro può essere suddiviso tra più soggetti, risultando quindi meno oppressivo.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Vlogs</strong><br />
Il termine Vlogs deriva dalla fusione dei termini &#8220;video&#8221; e &#8220;blog&#8221;. Sta ad indicare l&#8217;ultima evoluzione del blog che diventa sempre più multimediale con l&#8217;aggiunta di video-post. I principali vantaggi derivanti dall&#8217;integrazione di video all&#8217;interno del proprio blog sono:</p>
<ul>
<li>immediatezza nella comunicazione: il successo della televisione a scapito della lettura (quotidiani, libri ecc.) dimostra come l&#8217;utente medio sia più attratto da tutto ciò che è multimediale rispetto a ciò che è statico come un articolo testuale;</li>
<li>possibilità di uploadare i video su piattaforme terze (es. YouTube) ottenendo ulteriore visibilità.</li>
</ul>
<p><strong>Podcasts<br />
<span style="font-weight: normal;">Il meccanismo del podcast consiste nel creare periodicamente file audio, tipicamente in formato mp3, che vengono messi a disposizione degli utenti del sito tramite feed RSS o con un download diretto del file. Il file scaricato può essere ascoltato dall&#8217;utente direttamente sul proprio PC o con un qualsiasi lettore di mp3 (es. iPod).</span></strong></p>
<p>Si tratta di una soluzione che finora ha dato ottimi risultati nel settore entertainment (basti citare la nascita delle numerose radio online basate su podcast), mentre risulta ancora poco sfruttato negli altri settori di business tradizionali.</p>
<p>Vale, per quanto riguarda l&#8217;impegno, la stessa considerazione fatta per i blog: mantenere un podcast nel tempo richiede molto tempo e notevoli energie. La decisione di intraprendere questa strada va quindi attentamente ponderata.</p>
<p><strong>Press releases<br />
<span style="font-weight: normal;">Un buon sito aziendale dovrebbe avere una sezione &#8220;Dicono di noi&#8221; nella quale vengono raccolti articoli (online e offline), video, siti in generale che trattano dell&#8217;azienda e dei suoi prodotti/servizi.</span></strong></p>
<p>Praticamente si tratta della versione online e allargata di una classica rassegna stampa.</p>
<p><strong>Industry domains<br />
<span style="font-weight: normal;">Questa voce può essere interpretata in modi diversi. Io la intendo come la necessità di scrivere contenuti avendo cura di predisporre i corretti outbound links verso risorse esterne rilevanti.</span></strong></p>
<p><strong>Case studies<br />
<span style="font-weight: normal;">Una sezione che non può mancare è quella dei casi di studio o &#8220;success stories&#8221; nella quale vengono presentati casi di clienti che hanno utilizzato con successo i prodotti/servizi offerti dall&#8217;azienda in questione. Il caso ha ancora più valore se è corredato da un&#8217;intervista diretta al cliente.</span></strong></p>
<p>Da un punto di vista di strategia marketing si tratta di una sezione chiave: è il &#8220;luogo&#8221; nel quale si cerca di convincere il potenziale cliente che, acquistando i prodotti/servizi in questione, otterrà una serie di benefici economici (ROI) e non.</p>
<p><strong>Tutorials<br />
<span style="font-weight: normal;">Una sezione di questo genere, auspicabile soprattutto nei siti di prodotto, è dedicata ad illustrare, anche ricorrendo a contenuti multimediali, come interagire con il prodotto offerto. Ad es., questa sezione potrebbe contenere un documento che illustra come installare ed utilizzare un software o un video che spiega come montare un armadio.</span></strong></p>
<p><strong>White Papers<br />
<span style="font-weight: normal;">Con questo termine intendiamo la sezione contenente documenti tecnici utilizzati come strumento per promuovere un prodotto/servizio mostrandone le caratteristiche chiave, i possibili utilizzi e i punti di forza. Spesso il documento parte dal prodotto/servizio in questione per poi discutere in modo più ampio di temi di interesse pubblico (ad es. si tratta il tema del posizionamento sui motori di ricerca per poi presentare il proprio software che determina il posizionamento di un sito per date keywords) o, viceversa, parte da un problema per poi presentare il prodotto come soluzione ottimale.</span></strong></p>
<p>Ora che abbiamo fatto la &#8220;lista della spesa&#8221; inizia la parte più difficile, scrivere i contenuti <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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			</a>
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		</item>
		<item>
		<title>Perchè fare un sito accessibile</title>
		<link>http://www.bernablog.com/210/perche-fare-un-sito-accessibile/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/210/perche-fare-un-sito-accessibile/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 10:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[accessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[wai]]></category>
		<category><![CDATA[wcag]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendo spunto dalla recente notizia che annuncia per fine anno il rilascio ufficiale delle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.0 per trattare brevemente il tema dell&#8217;accessibilità dei siti web. Partiamo dalla definizione di accessibilità. L&#8217;ISO la definisce genericamente come: l’usabilità di un prodotto, servizio, ambiente o strumento, per persone col più ampio raggio di capacità. Applicando il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendo spunto dalla recente notizia che annuncia per fine anno il rilascio ufficiale delle <a title="WCAG 2.0" href="http://www.w3.org/TR/WCAG20/" target="_blank">Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.0</a> per trattare brevemente il tema dell&#8217;accessibilità dei siti web.</p>
<p>Partiamo dalla definizione di accessibilità. L&#8217;ISO la definisce genericamente come:</p>
<blockquote><p>l’usabilità di un prodotto, servizio, ambiente o strumento, per persone col più ampio raggio di capacità.</p></blockquote>
<p>Applicando il concetto al web, possiamo affermare che un sito è accessibile quando i suoi contenuti sono accessibili da chiunque, indipendentemente dalla presenza di handicap:</p>
<ul>
<li>fisici (es. cecità, manomazioni agli arti superiori)</li>
<li>informatici (es. l&#8217;utilizzo di un browser datato)</li>
<li>cognitivi (es. accesso da parte di bambini o persone anziane).</li>
</ul>
<p><strong>Perchè fare siti accessibili?</strong></p>
<div>
<ol>
<li><strong>motivazioni etiche</strong>: non a caso al primo posto. Prima di qualsaisi altra motivazione tecnica o di business, dovremmo impegnarci a fare siti accessibili spinti dalla voglia di non isolare ulteriormente chi si trova ad affrontare quotidianamente altri tipi di barriere.</li>
<li><strong>ampliamento utenti potenziali</strong> (customer base): sommando le tre categorie di soggetti elencate sopra (persone affette da handicap fisici, con computer obsoleti, anziani e bambini) otteniamo una fetta di potenziali utenti non trascurabile. Fare un sito non accessibile da queste persone sarebbe un grave errore dal punto di vista della strategia commerciale.</li>
<li><strong>miglior posizionamento sui motori di ricerca</strong>: gli spider dei motori di ricerca si comportano come gli utenti non vedenti. Creare un sito accessibile da non vedenti equivale quindi a favorirne l&#8217;indicizzazione da parte dei motori.</li>
<li><strong>facilità di gestione del sito</strong> nel tempo: la separazione tra contenuti e loro presentazione grafica, imposta dalle regole sull&#8217;accessibilità, porta benefici immediati anche nella gestione nel tempo dei siti. Tale separazione consente, infatti, di rivedere completamente il layout grafico del sito senza impattare in alcun modo sui contenuti.</li>
<li><strong>miglioramento dell&#8217;immagine aziendale</strong>: molti paragonano lo sviluppo di un sito accessibile al fare beneficenza. In entrambi i casi l&#8217;immagine dell&#8217;azienda ne esce rafforzata.</li>
</ol>
</div>
<p><strong>Come fare siti accessibili?</strong><br />
Fortunatamente esistono delle linee guida ufficiali che ci spiegano come creare un sito pienamente accessibile. Ecco un breve riassunto di come queste regole si sono evolute nel tempo:</p>
<div>
<ul>
<li>1998: Section 508 of the Rehabilitation Act Amendments. Emanata negli Stati Uniti, la &#8220;Section 508&#8243; è stata la prima norma della storia a trattare il tema dell&#8217;accessibilità dei dati. Obbligava la pubblica amministrazione a rendere i propri documenti in qualsiasi forma (anche elettronica) pienamente accessibili da chiunque.</li>
<li>1999: Web Content Accessibility Guidelines 1.0 (WCAG). Emanate dalla <a title="WAI" href="http://www.w3.org/WAI/" target="_blank">Web Accessibility Initiative (WAI)</a>, un gruppo di lavoro creato ad hoc in seno al W3C.</li>
<li>2000: primo draft delle WCAG 2.0</li>
<li>2004: L. 4/2004 (legge Stanca). In Italia viene emanata la cosiddetta Legge Stanca che obbliga la pubblica amministrazione a rendere pienamente accessibili tutti i propri siti. Molti considerano questa legge un fallimento dal momento che, ad oggi, meno di 50 siti della PA italiana soddisfano i requisiti dettati dalla legge.</li>
<li>fine 2008: previsto il rilascio ufficiale delle WCAG 2.0. Come accennavo all&#8217;inizio dell&#8217;articolo, per fine 2008 è previsto il rilascio della versione definitiva delle WCAG 2.0.</li>
</ul>
<p>Non abbiamo quindi più scuse: le motivazioni per creare siti accessibili ci sono, le regole anche. Ora tocca a noi.</p></div>
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			</a>
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		</item>
		<item>
		<title>Recensioni: DaDaBIK</title>
		<link>http://www.bernablog.com/78/recensioni-dadabik/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/78/recensioni-dadabik/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 04:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[dadabik]]></category>
		<category><![CDATA[database]]></category>
		<category><![CDATA[DBA]]></category>
		<category><![CDATA[DBMS]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi voglio parlarti di un software che ha cambiato la mia vita (professionale, si intende). Il suo nome è &#8220;DaDaBIK&#8221;. DaDaBIK è un&#8217;applicazione open-source, sviluppata in PHP, che permette di creare facilmente un front-end personalizzabile per database, consentendo le tipiche operazioni di amministrazione del DB (ricerca, inserimento, modifica e cancellazione di record). Perchè ha cambiato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi voglio parlarti di un software che ha cambiato la mia vita (professionale, si intende). Il suo nome è &#8220;DaDaBIK&#8221;.</p>
<p><a title="DaDaBIK" href="http://www.dadabik.org/" target="_blank">DaDaBIK </a>è un&#8217;applicazione open-source, sviluppata in PHP, che permette di creare facilmente un front-end personalizzabile per database, consentendo le tipiche operazioni di amministrazione del DB (ricerca, inserimento, modifica e cancellazione di record).</p>
<p>Perchè ha cambiato la mia vita professionale? Rispondo a mia volta con una domanda: quante volte ti è capitato di dover scrivere lo stesso codice, con piccole variazioni, per le consuete operazioni di amministrazione di un DB? Se sei uno sviluppatore professionista probabilmente hai risposto &#8230; centinaia!</p>
<p>Ecco perchè ritengo DaDaBIK un&#8217;applicazione della quale oggi non posso più fare a meno. Consente di svolgere le operazioni elencate velocemente, senza tuttavia che la qualità del risultato finale ne risenta. Anzi, agli sviluppatori meno esperti consentirà di implementare funzionalità che probabilmente da soli non sarebbero stati in grado di realizzare.</p>
<p><strong>Pregi</strong></p>
<ul>
<li>è free</li>
<li>è facile e veloce da installare</li>
<li>è fortemente personalizzabile, ma allo stesso tempo non richiede particolari competenze per la  configurazione</li>
<li>supporta i più diffusi DBMS (MySQL, PostgreSQL, Oracle e MS SQL Server)</li>
<li>è disponibile in varie lingue</li>
<li>è un progetto open-source &#8220;vivo&#8221;, regolarmente aggiornato e con una buona comunità di utenti disposti a fornire supporto.</li>
</ul>
<p><strong>Difetti</strong></p>
<p>Faccio veramente fatica ad individuarne. L&#8217;unico aspetto che mi sembra migliorabile è quello relativo alla grafica. E&#8217; vero che l&#8217;interfaccia di DaDaBIK è pienamente personalizzabile; per i meno esperti di web design e CSS, però, sarebbe utile avere a disposizione alcuni template pre-confezionati tra i quali scegliere.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Utilizzo DaDaBIK ormai da alcuni anni e la mia esperienza è pienamente positiva. Provalo e, se vuoi, scrivi qui le tue impressioni di utilizzo.
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			</a>
		</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Scrivere contenuti per il web</title>
		<link>http://www.bernablog.com/41/scrivere-contenuti-per-il-web/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/41/scrivere-contenuti-per-il-web/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 07:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[Web marketing]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bernablog.com/?p=41</guid>
		<description><![CDATA[Alcuni giorni fa ho letto un interessante articolo intitolato &#8220;F-Shaped Pattern For Reading Web Content&#8221; che descrive i risultati di uno studio condotto sul modo in cui le persone leggono i contenuti di una pagina web. La tecnica utilizzata è quella dell&#8217;eyetracking che consente di individuare con precisione la parte dello schermo su cui si soffermano più a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni giorni fa ho letto un interessante articolo intitolato &#8220;<a href="http://www.useit.com/alertbox/reading_pattern.html" target="_blank">F-Shaped Pattern For Reading Web Content</a>&#8221; che descrive i risultati di uno studio condotto sul modo in cui le persone leggono i contenuti di una pagina web.</p>
<p>La <strong>tecnica utilizzata </strong>è quella dell&#8217;eyetracking che consente di individuare con precisione la parte dello schermo su cui si soffermano più a lungo gli occhi del tester.</p>
<p>I <strong>risultati </strong>più rilevanti emersi dal test sono i seguenti:</p>
<ol>
<li>mediamente gli utenti tendono ad approcciare le informazioni disposte sullo schermo seguendo uno schema a forma di &#8220;F&#8221;. Leggono quindi nell&#8217;ordine: le prime righe della pagina, le righe poste circa a metà pagina, i testi disposti sulla linea verticale sinistra della pagina (tipicamente la barra di navigazione).</li>
<p>Questo risultato, se confermato su larga scala, potrebbe avere implicazioni importanti sul modo tradizionale di fare advertising online. Mi riferisco in particolare alla tendenza di posizionare gli annunci pubblicitari sulla colonna di destra della pagina, come lo stesso Google insegna. Trattandosi di un&#8217;area al di fuori della nostra ipotetica &#8220;F&#8221;, non sembrerebbe la posizione migliore dove collocare il box contenente l&#8217;annuncio.</p>
<li>gli utenti leggono i testi a velocità elevatissima. &#8220;Leggono&#8221; non è forse il termine più appropriato, forse dovremmo dire &#8220;scorrono&#8221;, cercando di carpire il significato tramite alcune parole chiave piuttosto che leggendo ogni singola parola. La raccomandazione che ne deriva non è nuova: scrivere contenuti brevi, evidenziando le parole chiave ed i concetti che si vuole rimangano impressi nella mente dell&#8217;utente. Più in generale, la raccomandazione è: scrivi contenuti dedicati al web, evitando di riciclare testi prodotti per altri scopi (es. brochure, adv tradizionale ecc.)</li>
</ol>
<p>Un&#8217;ultima considerazione: sforzandomi di analizzare &#8220;dall&#8217;esterno&#8221; come approccio le pagine web da utente, mi sono accorto che anch&#8217;io tendo ad adottare questo schema a forma di &#8220;F&#8221;.</p>
<p>E tu?
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