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	<title>BernaBlog &#187; SEO</title>
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	<description>Un punto di vista alternativo su Web marketing, SEO/SEM, web trends</description>
	<lastBuildDate>Fri, 13 Aug 2010 11:14:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Come funziona un motore di ricerca?</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 11:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[indicizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[posizionamento]]></category>
		<category><![CDATA[search engine]]></category>

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		<description><![CDATA[Se sei un esperto di SEO (Search Engine Optimization), indicizzazione, posizionamento e tutte queste diavolerie, questo post non fa per te. Torna a trovare il BernaBlog tra qualche giorno. In questo articolo, infatti, illustreremo i concetti base sul funzionamento di un motore di ricerca. Per farlo partiamo da un video in cui Matt Cutts spiega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se sei un esperto di SEO (Search Engine Optimization), indicizzazione, posizionamento e tutte queste diavolerie, questo post non fa per te. Torna a trovare il <a title="Blog sul web marketing" href="http://www.bernablog.com" target="_blank">BernaBlog </a>tra qualche giorno.</p>
<div align="center"=><object width="500" height="301"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/BNHR6IQJGZs?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/BNHR6IQJGZs?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="500" height="301"></embed></object></div>
<p>In questo articolo, infatti, illustreremo i concetti base sul funzionamento di un motore di ricerca. Per farlo partiamo da un video in cui Matt Cutts spiega il funzionamento di Google. Inutile dire che la stessa spiegazione vale, pur con minime differenze, anche per gli altri motori di ricerca.<br />
<span id="more-1126"></span></p>
<h2>Indicizzazione</h2>
<p>Ogni volta che utilizziamo un motore, non stiamo cercando realmente all’interno di tutto il web. Stiamo invece cercando all’interno del cosiddetto <strong>indice</strong>, quel sottoinsieme del web che il motore è stato in grado di scoprire e salvare sui propri server.</p>
<p>Questa procedura, nota con il termine tecnico di <strong>crawling</strong> o indicizzazione, prevede che un apposito software (<strong>spider</strong>) parta da un insieme ridotto di pagine e, muovendosi seguendo i link in esse contenuti, esattamente come farebbe un utente “umano”, passa di sito in sito. Ogni volta che lo spider atterra su una pagina ne fa una copia e la salva sui server del motore.</p>
<p>In parole povere, i motori di ricerca memorizzano sui propri server una copia del web. E’ un fatto che normalmente stupisce i neofiti; effettivamente i motori si caratterizzano per la disponibilità di un hardware eccezionalmente capiente, in grado di memorizzare miliardi di pagine web.</p>
<p>Questa tecnica di crawling è stata spesso criticata da alcuni esperti del settore che la ritengono non “scalabile”, cioè incapace di mantenere la propria efficienza man mano che il web diventerà sempre più grande. Questo tema è tornato più che mai alla ribalta con l’esplosione dello User Generated Content che ha portato ad un netto incremento delle pagine web nel giro di pochi anni, abbattendo le barriere tecnologiche alla messa online di contenuti di qualsiasi genere (testo, fotografie, video, musica ecc.).</p>
<p>E’ noto come i principali motori stiano lavorando da anni su tecniche alterative per costruire il proprio indice, ma ad oggi tutti adottano ancora il sistema descritto sopra.</p>
<p>Come è facile intuire, <strong>il processo di crawling è iterativo</strong>: lo spider visita lo stesso sito ad intervalli regolari salvandone di volta in volta l’ultima versione. La sfida dei motori si è concentrata negli ultimi anni proprio nell’incrementare il più possibile la velocità del processo di indicizzazione, riducendo così il lasso di tempo che intercorre tra due passaggi dello spider su una stessa pagina. L’obiettivo è quello di ottenere un indice che sia il più possibile vicino alle pagine “live”, cioè online in quel momento.</p>
<h2>Ricerca</h2>
<p>Il processo di indicizzazione consente al motore di avere a disposizione un database di pagine all’interno del quale effettuare le ricerche proposte dagli utenti.</p>
<p>Ogni volta che un utente effettua una query, il motore estrae dal proprio database tutte le pagine che contengono le parole indicate dall’utente. Si ottengono così i risultati che dovranno essere mostrati all’utente.</p>
<p>A questo punto il problema è: in che ordine presentare i risultati estratti? Questo è il punto in cui i gli algoritmi dei vari search engine si differenziano maggiormente, restituendo spesso risultati diversi tra di loro. In generale i motori ricorrono ai seguenti parametri:</p>
<ul>
<li>Frequenza      delle parole ricercate all’interno della pagina</li>
<li>Presenza      delle parole nell’URL, nel meta-tag title, nel titolo della pagina e nelle      prime righe del testo</li>
<li>Vicinanza      tra di loro delle parole chiave nel testo della pagina</li>
<li>Presenza      nel testo di sinonimi delle parole ricercate</li>
<li>Qualità      del sito</li>
<li>PageRank      (nel caso di Google): misura dell’importanza del sito ottenuta analizzando      i link entrata verso di esso e in uscita da esso.</li>
</ul>
<p>Questa lista è inevitabilmente incompleta se pensiamo che Google ricorre a più di 200 fattori per assegnare un “voto” ad ogni pagina presente nel proprio database.</p>
<p>A questo punto il gioco è fatto: il motore produce la pagina con i risultati (la cosiddetta <strong>SERP = Search Engine Result Page</strong>) semplicemente ordinando i risultati estratti in precedenza in ordine inverso in base al <strong>ranking </strong>assegnato, dal migliore (voto più alto) al peggiore (voto più basso).</p>
<p>Ora che hai compreso come avviene l’indicizzazione del web ed il lavoro che si cela dietro ad una ricerca, risulta molto semplice definire la <a title="SEO - Search Engine Optimization" href="http://www.bernablog.com/tag/seo/" target="_blank"><strong>SEO</strong><strong> (Search Engine Optimization)</strong></a>: si tratta di quella “scienza” che si pone l’obiettivo di ottenere il miglior posizionamento possibile sui motori per alcune ricerche rilevanti, favorendo <a title="Garantire l'indicizzazione delle pagine di un sito" href="http://www.bernablog.com/992/7-passi-garantire-indicizzazione-articoli/" target="_blank">l’indicizzazione delle pagine</a> che compongono un sito ed agendo su tutti i fattori che ne influenzano il ranking.
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			</a>
		</div>
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		<title>Sviluppare una linking strategy efficace in 5 passi</title>
		<link>http://www.bernablog.com/1109/sviluppare-linking-strategy-efficace-5-passi/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 12:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[linking strategy]]></category>
		<category><![CDATA[posizionamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci hai mai pensato? Senza il link, oggi non esisterebbe Internet. Il link è quell’aggeggio che ci ha permesso di passare dal concetto di documento statico ed isolato dal contesto a quello di ipertesto, un testo che contiene collegamenti ad altre parti dello stesso o, più frequentemente, ad altri documenti. Oltre a fungere da motore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/06/linking_strategy.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1111" title="Linking Strategy" src="/wp-content/uploads/2010/06/linking_strategy.jpg" alt="Linking Strategy" width="500" height="342" /></a></p>
<p>Ci hai mai pensato? Senza il link, oggi non esisterebbe Internet.</p>
<p>Il link è quell’aggeggio che ci ha permesso di passare dal concetto di documento statico ed isolato dal contesto a quello di <strong>ipertesto</strong>, un testo che contiene collegamenti ad altre parti dello stesso o, più frequentemente, ad altri documenti.</p>
<p>Oltre a fungere da motore per Internet, il link può avere una ricaduta pesante anche sul tuo business, a condizione, ovviamente, che tu abbia almeno una pagina web online. <strong>Avere tanti link </strong>in ingresso verso il tuo sito <strong>può</strong> infatti <strong>portarti due vantaggi</strong>:</p>
<ul>
<li>un incremento      di visite, con conseguente aumento della customer base potenziale</li>
<li>un      miglior  posizionamento nelle ricerche sui motori (SEO).</li>
</ul>
<p><span id="more-1109"></span></p>
<h2>Link = clic potenziali</h2>
<p>Su questo aspetto c’è poco da aggiungere. Le visite provenienti da altri siti (cosiddetti “siti di riferimento” o “referer”) rappresentano un’irrinunciabile <a title="Fonti di traffico per un sito web" href="http://www.bernablog.com/435/quale-traffico-per-il-tuo-sito/" target="_blank">fonte di traffico per il tuo sito</a>.</p>
<p>Se ti stai chiedendo come ottenere tanti link di questo tipo, la risposta è semplice: crea contenuti di qualità. Se fai questo, altri siti ti citeranno e convoglieranno verso di te molti utenti, senza che tu debba compiere alcuno sforzo aggiuntivo.</p>
<p>Rifuggi da qualsiasi altra scorciatoia (leggi link a pagamento) che ti farà solo perdere tempo e, nella peggiore delle ipotesi, denaro.</p>
<h2>Link = SEO</h2>
<p>E’ risaputo che, tra gli oltre 200 fattori che Google utilizza per determinare il ranking dei siti, un ruolo fondamentale spetta ai link in ingresso.</p>
<p>Semplificando al massimo, Google pensa che se tanti siti (meglio se di qualità) linkano una pagina, è perchè quest’ultima propone contenuti di qualità che è opportuno suggerire all’utente che fa una ricerca.</p>
<p>Un componente essenziale della tua strategia di Search Engine Optimization (SEO) deve quindi essere la <strong>linking strategy</strong>, cioè una <strong>metodologia che consenta di ottenere un elevato numero di link in ingresso</strong>.</p>
<p>Nella definizione della tua linking strategy dovrai preoccuparti principalmente dei seguenti 5 fattori:</p>
<h3><strong>1. Diversità delle fonti</strong></h3>
<p>Non è sufficiente avere tanti link in ingresso se questi derivano da un numero limitato di fonti. L’ideale è avere un elevato numero di fonti diverse. Il ragionamento di Google è semplice: “questo sito piace a tante persone, quindi va premiato con un buon ranking”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>2. Anchor text</strong></h3>
<p>I motori di ricerca considerano non solo quanti link puntano verso il tuo sito ma anche come lo fanno, cioè con quale anchor text (la porzione di testo che viene linkata).</p>
<p>Se ti accorgi che un tuo referer utilizza un anchor text poco rilevante  per le keywords che hai scelto(casi estremi sono i classici “clicca qui” o “visita il sito”), contatta il webmaster e chiedi che venga modificato.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>3. Link juice</strong></h3>
<p>A meno che il link non contenga l’attributo “nofollow”, ogni volta che un sito linka una pagina, automaticamente passa a quest’ultima parte del suo PageRank per l’effetto noto con il termine “link juice”. La tua linking strategy dovrà dunque essere orientata ad ottenere non solo tanti link, ma link di qualità, cioè provenienti da pagine con PR elevato.</p>
<p>Questo è il motivo per cui non è consigliabile affidarsi a quei servizi che promettono di inserire il tuo sito in migliaia di directory. Se anche questo fosse vero, puoi stare certo che si tratterà di pagine con PR molto basso che non ti porteranno alcun beneficio.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>4. Trust dei domini</strong></h3>
<p>Come accennato sopra, i motori di ricerca guardano non solo a quanti siti ti citano, ma anche al profilo di coloro che ti linkano dal punto di vista del trust e dell’authority.</p>
<p>Il trust di un dominio agli occhi dei motori dipende da:</p>
<ul>
<li>Quantità e qualità dei link in ingresso</li>
<li>Informazioni sulla <a href="http://www.bernablog.com/1094/quanto-conta-eta-sito-per-il-suo-posizionamento/">registrazione del dominio</a> reperibili tramite servizi &#8220;whois&#8221;</li>
<li>Comportamento dell’utente sul sito: quante pagine visitano in media gli utenti, quanto tempo si fermano sul sito ecc. Si tratta di dati che Google raccoglie ad esempio tramite la propria toolbar, da Google Analytics e da altre fonti esterne.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>5. Autorità dei domini</strong></h3>
<p>L’autorità di un dominio viene misurata dai motori di ricerca tramite questi indicatori:</p>
<ul>
<li>PageRank delle pagine che fanno parte del dominio</li>
<li>Diversità delle fonti che linkano il dominio</li>
<li>Analisi temporale dello sviluppo di link in ingresso: un picco di link in ingresso apparsi tutti nello stesso giorno potrebbe rappresentare un segnale di acquisto di link</li>
<li>Distribuzione dei link in ingresso tra le pagine del dominio: meglio avere link in ingresso distribuiti equamente su un’ampia base di pagine piuttosto che avere collegamenti concentrati solo su una singola pagina (es. la home page).</li>
</ul>
<p>Adesso che conosci gli aspetti che devi curare per ottenere una <strong>linking strategy efficace</strong>, non devi far altro che analizzare i link in ingresso verso il tuo sito (sfruttando ad esempio l’apposita funzione su Google Webmaster Tools) e determinare su quale dei 5 fattori elencati la tua strategia è debole. Lavora su questi aspetti e, se lo farai correttamente, otterrai benefici certi in termini di posizionamento del tuo sito.</p>
<p>Cosa fai ancora qui? E’ tempo di migliorare la tua linking strategy! <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>Fonte:</em> <a href="http://www.seomoz.org/blog/whiteboard-friday-what-kind-of-links-do-you-need" target="_blank">SEOmoz</a> &#8211;  <em>Immagine</em>: <a href="http://www.flickr.com/photos/hoyvinmayvin/" target="_blank">Profound Whatever</a>
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		</item>
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		<title>Quanto conta l’età di un sito per il suo posizionamento?</title>
		<link>http://www.bernablog.com/1094/quanto-conta-eta-sito-per-il-suo-posizionamento/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/1094/quanto-conta-eta-sito-per-il-suo-posizionamento/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 May 2010 15:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto incide il numero di anni per cui un dominio viene registrato sul suo posizionamento nei motori di ricerca? A dar retta all’opinione di alcuni esperti (ultimo in ordine cronologico Emiliano Pasqualetti su MasterNewMedia) sembrerebbe non poco. Secondo una teoria che gira da tempo in Internet, registrare un dominio per un periodo superiore ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quanto incide il numero di anni per cui un dominio viene registrato sul suo posizionamento nei motori di ricerca?</em></p>
<p>A dar retta all’opinione di alcuni esperti (ultimo in ordine cronologico <a title="Età di un dominio e SEO" href="http://www.masternewmedia.org/it/2010/05/10/come_trovare_e_scegliere_il_nome_di.htm" target="_self">Emiliano Pasqualetti su MasterNewMedia</a>) sembrerebbe non poco.</p>
<p>Secondo una teoria che gira da tempo in Internet, r<strong>egistrare un dominio per un periodo superiore ad un anno porterebbe benefici in termini di SEO</strong>. Questa corrente di pensiero è stata ulteriormente rafforzata da due fatti:</p>
<ol>
<li>Google      è da anni un <a title="Google registrar accreditato ICANN" href="http://news.netcraft.com/archives/2005/01/31/google_is_now_a_domain_registrar.html" target="_blank">registrar accreditato ICANN</a>,      avendo così accesso ad informazioni ancora più dettagliate sui nomi a dominio;</li>
<li>Google      ha recentemente registrato alcuni brevetti che gli consentono di sapere      per quanti anni un dominio viene registrato e di analizzare lo storico del      dominio stesso.</li>
</ol>
<p>In un video recente, però, Matt Cutts è intervenuto sul tema smentendo questi rumors:</p>
<p><object width="500" height="301"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Y1_1NQWQJ2Q&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xd0d0d0&#038;hl=it_IT&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Y1_1NQWQJ2Q&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xd0d0d0&#038;hl=it_IT&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="500" height="301"></embed></object> </p>
<p>Cutts sottolinea come il potenziale accesso ad informazioni sui domini non significa che Google consideri questo fattore tra i 200 utilizzati per determinare il posizionamento di un sito.</p>
<p>Registrare un dominio per più anni può comunque portare altri benefici quali un risparmio economico, derivante da un minor prezzo annuo, e un minor rischio di dimenticare di rinnovare il dominio.</p>
<p>Resta da capire se l’opinione espressa da Matt Cutts sia l’ennesimo tentativo di “depistare” i SEO di tutto il mondo o se risponde realmente a realtà. Tu cosa ne pensi? Hai evidenze empiriche su casi del genere?
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			</a>
		</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Search Engine Optimization: ecco la piramide</title>
		<link>http://www.bernablog.com/1064/search-engine-optimization-piramide/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/1064/search-engine-optimization-piramide/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 07:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[promozione sito]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[La Search Engine Optimization (SEO) è sempre meno un problema di ottimizzazione del codice HTML e sempre più una questione di approccio allo sviluppo e alla promozione di un sito web che tenga conto, in ogni sua fase, della necessità di posizionarsi in modo ottimale all’interno delle SERP. Con il supporto di un’immagine tratta da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La  <strong>Search Engine Optimization (SEO)</strong> è sempre meno un problema di ottimizzazione del codice HTML e sempre più una questione di approccio allo sviluppo e alla promozione di un sito web che tenga conto, in ogni sua fase, della necessità di posizionarsi in modo ottimale all’interno delle SERP.</p>
<p>Con il supporto di un’immagine tratta da <a title="SEOmoz" href="http://www.seomoz.org/" target="_blank">SEOmoz</a>, vediamo quali sono gli aspetti SEO da considerare nel ciclo di sviluppo e promozione di un sito raffigurandoli all’interno di una piramide.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/03/seo-pyramid.png"></a><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/03/seo-pyramid.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1071" title="Piramide SEO" src="/wp-content/uploads/2010/03/seo-pyramid.jpg" alt="" width="500" height="416" /></a></p>
<h2><span id="more-1064"></span></h2>
<h2>1. Contenuti</h2>
<p>Il punto di partenza di qualsiasi strategia SEO devono necessariamente essere i contenuti che, non a caso, sono posizionati alla base della nostra piramide. Se anche riuscissi a raggiungere il massimo livello di ottimizzazione su un sito povero di contenuti, quello che otterresti sarebbero tante visite alle tue pagine ma uno scarso ritorno in termini di lead.  A meno che tu non voglia partecipare alle “Olimpiadi del click”, sarai sicuramente più interessato a vendere i tuoi prodotti/servizi piuttosto che a collezionare sterili pageviews.</p>
<p>Ecco alcuni consigli SEO da seguire per fare in modo di avere <strong>contenuti di qualità ed accessibili</strong>:</p>
<ul>
<li>produci      contenuti unici, differenziandoti dalla concorrenza</li>
<li>costruisci      <a title="Come costruire URL SEO-friendly" href="http://www.bernablog.com/838/come-costruire-url-seo-friendly/" target="_blank">URL SEO-friendly</a></li>
<li>sviluppa      un’architettura di link interni che favorisca l’usabilità da parte degli      utenti e il crawling dei motori di ricerca</li>
<li>genera      la <a title="Sitemap" href="http://www.sitemaps.org/it/" target="_blank">sitemap</a> ed inviala regolarmente ai motori      di ricerca</li>
<li>gestisci      in modo appropriato i server response code: ad esempio, crea una pagina      404 personalizzata e gestisci i contenuti trasferiti tramite un permanent      redirect (301).</li>
</ul>
<h2>2. Fattori “on page”</h2>
<p>Nella fase precedente ci siamo occupati di generare contenuti di qualità e di fare in modo che vengano indicizzati dai motori di ricerca. Il prossimo passo consiste nell’identificazione delle <strong>keywords </strong>sulle quali concentrare il lavoro di ottimizzazione. Per fare questo puoi utilizzare appositi tool quali lo <a title="Strumento per le parole chiave AdWords" href="https://adwords.google.it/select/KeywordToolExternal" target="_blank">Strumento per le parole chiave di Google AdWords</a>, Overture (oggi confluito in <a title="Yahoo! Search Marketing" href="http://advertising.yahoo.com/smallbusiness/ysm" target="_blank">Yahoo! Search Marketing</a>) o <a title="Wordtracker" href="http://www.wordtracker.com/" target="_blank">Wordtracker</a>.</p>
<p>Una volta identificate le parole chiave e le frasi target si passa all’<strong>ottimizzazione dei cosiddetti fattori on page</strong>:</p>
<ul>
<li>revisione      dei contenuti in ottica SEO, curando la frequenza ed il posizionamento      delle keywords target (cosiddetta keyword density)</li>
<li>ottimizzazione      del titolo della pagina e dei titoli di eventuali sezioni/sotto-sezioni</li>
<li><a title="Ottimizzazione title, keywords, description" href="http://www.bernablog.com/992/7-passi-garantire-indicizzazione-articoli/" target="_blank">ottimizzazione      dei meta-tag title, keywords e description</a></li>
<li>utilizzo      corretto delle intestazioni di paragrafo (H1, H2 …Hn)</li>
<li>attenzione      alla qualità dei link in uscita (non linkare siti di spam!)</li>
<li>ottimizzazione      degli anchor text di tutti i link: in uscita, interni e delle ancore che      puntano ad altre posizioni della stessa pagina</li>
</ul>
<p>E’ importante sottolineare come questo lavoro di ottimizzazione vada fatto in modo specifico e differenziato <strong>per ogni pagina</strong> che compone il sito.</p>
<h2>3. Link building</h2>
<p>Arrivati a questo punto abbiamo fatto tutto ciò che è necessario per favorire l’indicizzazione dei nostri contenuti da parte dei motori. Se abbiamo lavorato bene, quanto fatto finora ci garantirà un elevato numero di visite provenienti dalle SERP.</p>
<p>Ora dobbiamo preoccuparci di aumentare il traffico proveniente da altri siti; l’unica strada per fare questo è ottenere un elevato numero di <strong>link in ingresso </strong>i quali ci porteranno un ulteriore aumento di<strong> </strong>visite provenienti dai motori. L&#8217;incremento dei link (di qualità) in ingresso comporta, infatti, un aumento del PageRank con conseguente guadagno di posizioni all’interno delle SERP.</p>
<p>La domanda ora è: <strong>come ottenere link in ingresso</strong>? Dato per scontato di evitare i link a pagamento, sia per motivi etici che per evitare penalizzazioni da parte dei motori, la soluzione ci riporta nuovamente alla base della nostra piramide: i contenuti. Se scrivi contenuti di qualità, originali e utili per i tuoi visitatori, gli altri siti ti linkeranno in modo naturale, senza che tu debba chiedere nulla.</p>
<p>In aggiunta (attenzione, non in alternativa!) puoi ottenere altri link in ingresso utilizzando altri canali quali: siti di partner, forum, siti di article marketing, siti di news rating ecc.</p>
<p>In questo <a title="Meglio i contenuti o i link?" href="http://www.youtube.com/watch?gl=IT&amp;hl=it&amp;v=qXgni6U6qk8" target="_blank">video</a> Matt Cutts, esponente di spicco di Google, spiega come, ai fini dell’indicizzazione, sia molto più importante avere contenuti di qualità rispetto a molti link in ingresso, magari da siti con basso trust.</p>
<h2>4. Social media</h2>
<p>L’apice della nostra piramide è dedicato al social networking, oggi un must per chi vuole promuovere la propria attività sul web. Una strategia corretta di approccio ai social network prevede:</p>
<ul>
<li><strong>presenza</strong>:      crea la pagina legata alla tua attività sui social network più diffusi:      fan page di Facebook, account Twitter, canale YouTube ecc.</li>
<li><strong>interazione</strong>:      se leggi anche solo sporadicamente il <a title="BernaBlog" href="http://www.bernablog.com" target="_blank">BernaBlog</a> avrai imparato      come non sia sufficiente essere sui social network. Trattandosi di canali      nati per “conversare”, ciò che dovrai fare è interagire con i tuoi      contatti, dando loro qualcosa (semplice attenzione o vantaggi economici      legati ad offerte speciali, omaggi ecc.) che non possono trovare visitando il tuo sito. L’interazione deve ovviamente partire      dal tuo sito che dovrà integrare i social widget (vedi sidebar a destra) presentando      agli utenti tutte le possibilità a loro disposizione per interagire con te      o la tua azienda.</li>
</ul>
<p>Allora, sei pronto a scalare la piramide SEO?
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			</a>
		</div>
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		</item>
		<item>
		<title>7 passi per garantire l’indicizzazione dei tuoi articoli</title>
		<link>http://www.bernablog.com/992/7-passi-garantire-indicizzazione-articoli/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/992/7-passi-garantire-indicizzazione-articoli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 05:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[indicizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[promozione sito]]></category>

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		<description><![CDATA[Se sei possessore di un blog, gran parte delle visite al tuo sito provengono probabilmente dai motori di ricerca, una fonte di traffico che è necessario alimentare continuamente. In che modo? L’unica strada è fare tutto il possibile per favorire l’indicizzazione dei tuoi contenuti. Ecco allora 7 consigli su come ottimizzare i tuoi articoli per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se sei possessore di un blog, gran parte delle visite al tuo sito provengono probabilmente dai motori di ricerca, una fonte di traffico che è necessario alimentare continuamente. In che modo? L’unica strada è fare tutto il possibile per favorire l’indicizzazione dei tuoi contenuti.<br />
Ecco allora <strong>7 consigli su come ottimizzare i tuoi articoli per i motori di ricerca</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/01/ottimizzare-articoli.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-993" title="Ottimizzare gli articoli per i motori di ricerca" src="/wp-content/uploads/2010/01/ottimizzare-articoli.gif" alt="" width="500" height="685" /></a><span id="more-992"></span></p>
<h2>0. Title, description e keywords</h2>
<p><em>Ma come, partiamo da zero?</em><br />
Sì, e non a caso. Identifichiamo questa fase con il numero zero a significare che si tratta di azioni che non impattano la parte visibile dell’articolo (lo zero come assenza), ma che rivestono un’importanza cruciale dal punto di vista della Search Engine Optimization (SEO). Ci riferiamo, in particolare, alla necessità di scrivere adeguatamente i tre meta-tag <em>title</em>, <em>description</em> e <em>keywords</em>, in rigoroso ordine di importanza:</p>
<ul>
<li><strong>Title</strong>: il meta-tag più importante per      un duplice motivo:<br />
<strong>&gt;</strong> È       uno dei fattori on page più rilevanti per la definizione del ranking<br />
<strong>&gt;</strong> Viene       utilizzato dai motori di ricerca per identificare i singoli risultati nelle       SERP.</li>
</ul>
<p style="padding-left: 30px;">Scrivi quindi un titolo che contenga le keywords principali del tuo articolo e che, al tempo stesso, colpisca l’utente nella giungla dei risultati restituiti dai motori.</p>
<ul>
<li><strong>Description</strong>: non viene considerato      nella determinazione del ranking, ma ha un’importanza fondamentale perché      quasi tutti i motori le utilizzano per creare le “snippet”, le 2 o 3 righe      descrittive di ogni risultato. Usalo per descrivere in modo chiaro,      conciso (massimo 160 caratteri) e naturale (pensando ai tuoi lettori      piuttosto che ai motori) il contenuto della pagina.</li>
<li><strong>Keywords</strong>: hanno lo scopo di      identificare il tema di cui tratta l’articolo, ma sono ormai <a title="Il meta-tag keywords" href="http://www.bernablog.com/781/google-il-metatag-keywords-e-morto/" target="_blank">ignorate da      quasi tutti i motori di ricerca</a>.      Se sei di fretta puoi anche non occupartene.</li>
</ul>
<p>Per un ulteriore approfondimento su questi meta-tag ti consiglio di consultare la mia <a title="Checklist SEO" href="http://www.bernablog.com/772/la-checklist-seo/" target="_blank">checklist SEO</a>.</p>
<h2>1. Racchiudi il titolo tra i tag &lt;H1&gt; e &lt;/H1&gt;</h2>
<p>A differenza del punto precedente, in cui facevamo riferimento al meta-tag HTML “title”, qui parliamo del vero e proprio titolo dell’articolo. Racchiudendolo tra i tag &lt;H1&gt; e &lt;/H1&gt; stiamo dicendo al bot che all’interno di quella frase deve individuare il tema trattato dall’articolo. <strong>Cerca quindi di utilizzare il maggior numero di keywords</strong>, ricordandoti sempre che il titolo deve essere scritto prima di tutto per i tuoi lettori e, solo in seconda battuta, per i motori.</p>
<p>Se poi il tuo articolo è organizzato in paragrafi e sotto-paragrafi, racchiudi i relativi titoli tra i tag &lt;H2&gt;, &lt;H3&gt; e così via.</p>
<h2>2. Usa le keywords nel nome del file</h2>
<p>Se vuoi approfondire il punto, ti consiglio questo articolo su <a title="Come costruire URL SEO-friendly" href="http://www.bernablog.com/838/come-costruire-url-seo-friendly/" target="_blank">Come costruire URL SEO-friendly.</a></p>
<h2>3. Usa le keywords nel testo dell’articolo</h2>
<p>Uno dei fattori che i motori utilizzano per classificare i siti è la <strong>densità di keywords</strong> all’interno delle pagine. Cerca quindi di fare un uso massiccio, soprattutto nei primi paragrafi, delle parole chiave per le quali vuoi posizionarti.</p>
<p>Per dare maggior risalto alle keywords puoi anche far ricorso al grassetto tramite i tag HTML &lt;B&gt; e &lt;strong&gt;.</p>
<p>Una raccomandazione, a rischio di risultare pedante: quando hai finito l’articolo rileggilo e assicurati che la lettura scorra fluida. Se ti accorgi di aver usato troppo spesso gli stessi termini, sostituiscili con qualche sinonimo. Forse perderai una posizione nelle SERP, ma i tuoi lettori ti ringrazieranno.</p>
<h2>4. Pubblica l’articolo sul tuo sito</h2>
<p>Se sei arrivato alla fase 3 significa che hai completato la scrittura dell’articolo e l’ottimizzazione dei fattori non visibili. Sei quindi pronto a pubblicare l’articolo sul tuo sito.</p>
<h2>5. Aspetta che l’articolo venga indicizzato</h2>
<p>Il mondo del search si sta muovendo sempre più verso il “<strong>real time search</strong>” che si pone l’obiettivo di indicizzare i nuovi contenuti quasi in tempo reale, pochi minuti dopo la loro pubblicazione. Se tutto va bene, quindi, non dovrai aspettare più di qualche ora prima di vedere il tuo articolo comparire nell’indice dei principali motori di ricerca.</p>
<p>Se sei il curatore di un blog puoi ulteriormente ridurre il tempo di attesa sfruttando i cosiddetti <strong>servizi di ping</strong>, sistemi che segnalano ad una serie di fonti le modifiche avvenute nel blog. <a title="Servizi di pingback" href="http://www.instant-info-online.com/wordpress-compressed-all-inclusive-ping-list.html" target="_blank">Qui</a> puoi trovare la lista di ping server messa a disposizione da WordPress.</p>
<h2>6. Diffondi l’articolo</h2>
<p>Il metodo migliore per migliorare il ranking del proprio sito e scalare le SERP è da sempre quello di <strong>ottenere il maggior numero di link in ingresso</strong>.</p>
<p>Se tutto va bene, cioè se hai scritto contenuti di qualità, i link (tra l’altro quelli di maggiore qualità agli occhi dei motori) verranno spontaneamente. Se però vuoi favorire questo processo puoi ricorrere principalmente a tre strumenti:</p>
<ul>
<li>Siti di article marketing, soprattutto se l’articolo può assumere la forma di un comunicato stampa</li>
<li>Siti di news rating (Digg, Diggita, OkNotizie ecc.)</li>
<li>Social network (Facebook e Twitter).</li>
</ul>
<p>Lasciami un commento con i metodi che usi tu per favorire l’indicizzazione dei tuoi articoli!
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		</item>
		<item>
		<title>Google indicizza anche i feed RSS e Atom</title>
		<link>http://www.bernablog.com/865/google-indicizza-feed-rss-atom/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 05:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[RSS]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ultima tendenza nel settore della ricerca è il real time search, cioè la capacità dei motori di indicizzare e mostrare nelle SERP i contenuti creati fino a pochi minuti prima l’effettuazione della query. Google ha fatto recentemente un nuovo, importante, passo avanti in questa direzione, dichiarando di essere ora in grado di indicizzare anche il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-656" title="RSS" src="/wp-content/uploads/2009/08/rss.jpg" alt="RSS" width="300" height="300" />L’ultima tendenza nel settore della ricerca è il <strong>real time search</strong>, cioè la capacità dei motori di indicizzare e mostrare nelle SERP i contenuti creati fino a pochi minuti prima l’effettuazione della query.</p>
<p>Google ha fatto recentemente un nuovo, importante, passo avanti in questa direzione, dichiarando di essere ora in grado di indicizzare anche il contenuto dei feed RSS e Atom.</p>
<p>Questo nuovo modo di fare il crawling dei contenuti va ad aggiungersi ai tre già esistenti:</p>
<ul>
<li><strong>Link</strong>: gli spider dei motori di ricerca navigano il web come se fossero un utente, cioè seguendo i link. Avere almeno un link verso la propria pagina era fino a poco tempo fa condizione necessaria, ma non sempre sufficiente, affinchè venisse indicizzata.</li>
<li><strong>Segnalazione manuale</strong>: se proprio i motori di ricerca non si filano le tue pagine, puoi utilizzare la pagina di segnalazione manuale (<a title="Google add url" href="http://www.google.com/addurl/" target="_blank">qui </a>trovi ad esempio quella di Google). Si tratta tuttavia di un metodo piuttosto macchinoso che non si adatta a siti di grandi dimensioni.</li>
<li><strong>XML Sitemap</strong>: nate nel 2005 e ormai supportate da tutti i motori, le sitemap sono file XML che contengono la lista degli URL che vogliamo vengano indicizzati, associando ad ognuno di essi alcuni attributi quali titolo, priorità, frequenza di aggiornamento, ecc.).</li>
</ul>
<p>A queste tre modalità Google aggiunge ora la <strong>capacità di indicizzare i feed RSS/Atom</strong> derivati da varie fonti: Google Reader, servizi di notifica e ping, accesso diretto ai feed.</p>
<p>Qualcuno potrebbe obiettare che anche in passato era possibile segnalare un feed come sitemap. Vero, la novità sta nel fatto che ora non è nemmeno più necessario segnalarli nella sitemap. L’unica condizione richiesta da Google per il crawling è che l’accesso al feed non sia impedito dal file robots.txt. Per testare se questo avviene basta utilizzare la funzione “Test robots.txt” all’interno di <a title="Google Webmaster Tools" href="https://www.google.com/webmasters/tools/" target="_blank">Google Webmaster Tools</a>.</p>
<p>Resta da capire quale conseguenza avrà questa novità sulla composizione delle SERP. Possiamo immaginare che, rispetto allo stato attuale, vengano ulteriormente premiati i siti che si aggiornano molto frequentemente e che offrono un feed RSS/Atom. Ad occhio e croce sembra l’identikit perfetto del blog… Tu cosa ne pensi?</p>
<p>Se sei indeciso sul fatto di creare o meno un feed, ti consiglio questo mio articolo che tratta del <a title="Perchè offrire un feed RSS" href="http://www.bernablog.com/645/perche-offrire-un-feed-rss-del-tuo-blog/" target="_blank">perché conviene offrire un feed del tuo sito</a>.</p>
<p>E, mi raccomando, non dimenticare di iscriverti al <a title="Feed RSS del BernaBlog" href="http://feedproxy.google.com/bernablog" target="_blank">feed RSS del BernaBlog</a> <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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			</a>
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		</item>
		<item>
		<title>Come costruire URL SEO-friendly</title>
		<link>http://www.bernablog.com/838/come-costruire-url-seo-friendly/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/838/come-costruire-url-seo-friendly/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 05:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[La struttura dell’URL di una pagina, volgarmente il suo indirizzo Internet, è senza dubbi uno dei fattori che ne influiscono il posizionamento all’interno delle SERP. Vediamo come ottimizzare in ottica SEO (Search Engine Optimization) gli URL delle pagine che compongono il tuo sito. 1. Protocollo Il protocollo è indubbiamente l’elemento meno problematico. La scelta è tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-837" title="SEO-friendly URL" src="/wp-content/uploads/2009/10/seo-friendly-url.gif" alt="SEO-friendly URL" width="545" height="170" /></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">La struttura dell’URL di una pagina, volgarmente il suo indirizzo Internet, è senza dubbi uno dei fattori che ne influiscono il posizionamento all’interno delle SERP.</span></p>
<p>Vediamo come ottimizzare in ottica SEO (Search Engine Optimization) gli URL delle pagine che compongono il tuo sito.</p>
<p><span id="more-838"></span></p>
<h2>1. <span style="background-color: #ffffff;">Protocollo</span></h2>
<p>Il protocollo è indubbiamente l’elemento meno problematico. La scelta è tra il classico http o https nel caso in cui si voglia utilizzare il protocollo SSL per cifrare il traffico da e verso il nostro sito web. La seconda soluzione è usata tipicamente nelle pagine dedicate all’inserimento dei dati di pagamento (es. numero di carta di credito) o di altre informazioni sensibili.</p>
<h2><strong>2. Sotto-dominio</strong></h2>
<p>Si parla di sotto-dominio quando al tuo dominio principale aggiungi, o meglio, premetti un termine, ad es. pippo.pluto.it. In base al numero di termini che premetti otterrai domini di secondo livello, terzo livello e così via.</p>
<p>Normalmente il dilemma che attanaglia i webmaster è la scelta tra dominio di secondo livello e creazione di una cartella all’interno del dominio principale. A parità di keyword utilizzata, ad oggi non esistono evidenze chiare sul fatto se, lato SEO, sia meglio utilizzare un dominio di secondo livello (es. pippo.pluto.it) piuttosto che mettere la keyword nel nome di una cartella (es. pluto.it/pippo).</p>
<p>Il mio consiglio è di limitare al minimo l’utilizzo di domini di secondo livello, o di livelli successivi, per almeno due motivi:</p>
<ul>
<li>gli utenti non sono abituati a gestire URL di questo tipo</li>
<li>alcuni motori di ricerca potrebbero trattare i vari sottodomini come entità indipendenti, ripartendo tra di loro anche l’autorità del dominio.</li>
</ul>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Conviene invece ricorrere ad un dominio di secondo livello se vuoi chiaramente separare porzioni tra loro indipendenti di uno stesso sito: il sito istituzionale dell’azienda (pluto.com), il blog aziendale (blog.pluto.com), il forum per l’assistenza ai clienti (forum.pluto.it), l’intranet aziendale (intranet.pluto.com) e così via.</span></p>
<h2><strong>3. Nome del dominio</strong></h2>
<p>La scelta del dominio è, cronologicamente parlando, il primo problema che ti si pone nel momento in cui decidi di creare un sito web.</p>
<p>Se la tua azienda ha un brand già affermato, la soluzione migliore è utilizzare il nome del marchio.</p>
<p>Se, invece, il tuo brand non è (ancora) noto, può essere più conveniente puntare ad avere un nome a dominio contenente la keyword per te più rilevante. Se ad esempio vendi auto usate, il domino ideale sarebbe autousate.it/.com.</p>
<p>Nella realtà questi consigli si scontrano con la scarsità dei domini disponibili, soprattutto per keywords molto comuni. Se il tuo dominio preferito non è disponibile, ricerca le possibili varianti:</p>
<ul>
<li>separa le keywords con un trattino (-), ad es. auto-usate.it</li>
<li>mixa il nome della tua azienda ed una keyword per te rilevante, ad es. plutoauto.it o pluto-auto.it.</li>
</ul>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Se stai avviando adesso la tua attività, prima di definire il nome dell’azienda fai un controllo che i relativi domini di tuo interesse siano liberi. Per la serie “adesso o mai più”, è l’ultimo momento utile in cui puoi cambiare il nome della tua azienda senza conseguenze.</span></p>
<h2><strong>4. TLD (Top Level Domain)</strong></h2>
<p>Il TLD (Top Level Domain), non è altro che l’estensione del dominio (.it, .com, .net ecc.)</p>
<p>Si tratta di un fattore che influenza non poco il posizionamento nelle SERP soprattutto per le query geolocalizzate. Qualsiasi ricerca effettuata scegliendo l’opzione di Google “pagine in italiano” o inserendo il termine “italia” nel campo di ricerca privilegerà infatti i domini con estensione “.it”.</p>
<p>Se quindi il tuo target geografico è concentrato prevalentemente o esclusivamente in Italia, il TLD “it” è quello che fa per te. Se, invece, non hai un target geografico ben definito e la tua intenzione è sviluppare un sito multilingua, è meglio optare per il più generico .com.</p>
<p>Non dimenticare, infine, che è importante anche l’ubicazione fisica del server, come ha sottolineato recentemente Matt Cutts in questo <a title="Ubicazione fisica del server e SEO" href="http://www.youtube.com/watch?v=keIzr3eWK8I" target="_blank">video</a>.</p>
<h2><span style="background-color: #ffffff;"> <strong>5. Cartelle e sotto-cartelle</strong></span></h2>
<p>I nomi delle varie cartelle e sotto-cartelle che compongono il percorso della pagina sono il “luogo” ideale in cui inserire le keyword sulle quali vuoi puntare. Ecco allo che puoi utilizzare per le cartelle i nomi delle macro-categorie di prodotti (es. auto, moto ecc.) e per le sotto-cartelle i nomi delle sotto-categorie (es. berline, station wagon, suv – enduro, cross ecc.).</p>
<h2><span style="background-color: #ffffff;"> <strong>6. Nome della pagina</strong></span></h2>
<p>Come nome della pagina cerca di utilizzare un testo descrittivo che contenga il maggior numero di keywords rilevanti per il tuo business.</p>
<p>Normalmente un buon testo può essere il nome del prodotto o, se gestisci un blog, il titolo del post. Evita assolutamente di utilizzare gli ID, i codici prodotto e tutte quelle stringhe che solo i tuoi commerciali conoscono e che nessun utente ricercherà mai sui motori.</p>
<p>Come separatore tra le parole utilizza il trattino (-) piuttosto che l’underscore (_).</p>
<h2><strong>7. Ancora</strong></h2>
<p>Se le tue pagine sono molto ricche di contenuti, fai ricorso alle ancore, cioè link che puntano a porzioni specifiche della pagina. Questa pratica ti consentirà di facilitare la navigazione da parte degli utenti e aiuterà i motori di ricerca a comprendere la struttura della tua pagina, come se fosse organizzata in capitoli.</p>
<p>Un ultimo consiglio: tieni presente che l’efficacia delle keywords all’interno dell’URL decresce all’aumentare della sua lunghezza e all’allontanarsi dal protocollo.</p>
<p>Studi empirici condotti da <a title="SEOmoz" href="http://www.seomoz.org/" target="_blank">SEOmoz </a>dimostrano inoltre che Google dà priorità ai siti che presentano la keyword, nell’ordine, in queste porzioni dell’URL:</p>
<ul>
<li>dominio</li>
<li>sotto-dominio</li>
<li>cartelle</li>
<li>pagina.</li>
</ul>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Cerca quindi di <strong>concentrare le keywords nella parte iniziale dell’indirizzo</strong>.</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">E tu, come strutturi gli URL del tuo sito?</span></p>
<p><em>Immagine: http://www.seomoz.org/</em>
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			</a>
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		</item>
		<item>
		<title>Google: il meta tag &#8220;keywords&#8221; è morto</title>
		<link>http://www.bernablog.com/781/google-il-metatag-keywords-e-morto/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/781/google-il-metatag-keywords-e-morto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 09:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mio post di ieri sull&#8217;ottimizzazione SEO accennavo come non valga la pena porre attenzione al meta tag &#8220;keywords&#8221; dal momento che quasi tutti i motori di ricerca lo ignorano. Quasi in contemporanea alla pubblicazione del mio articolo è giunta la conferma ufficiale: Google non usa il meta tag &#8220;keywords&#8221; nella definizione del ranking nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-785" title="keywords" src="/wp-content/uploads/2009/09/keywords.jpg" alt="keywords" width="329" height="286" /></p>
<p>Nel mio post di ieri sull&#8217;<a title="Ottimizzazione SEO" href="http://www.bernablog.com/772/la-checklist-seo/" target="_blank">ottimizzazione SEO</a> accennavo come non valga la pena porre attenzione al meta tag &#8220;keywords&#8221; dal momento che quasi tutti i motori di ricerca lo ignorano.</p>
<p>Quasi in contemporanea alla pubblicazione del mio articolo è giunta la <a title="Google non usa il meta tag keywords" href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2009/09/google-does-not-use-keywords-meta-tag.html" target="_blank">conferma ufficiale</a>: <strong>Google non usa il meta tag &#8220;keywords&#8221; nella definizione del ranking nei risultati di ricerca</strong>.</p>
<p><span id="more-781"></span></p>
<p>Come detto, in sè non è una novità sconvolgente. Si tratta però della prima conferma ufficiale proveniente direttamente da BigG che mette in questo modo fine a mesi, o forse anni, di rumors in materia.</p>
<p>Matt Cutts approfitta di questo post per sottolineare, come anticipato nel mio <a title="Ottimizzazione SEO" href="http://www.bernablog.com/772/la-checklist-seo/" target="_blank">ultimo articolo</a>, l&#8217;importanza del meta tag &#8220;description&#8221;. Nonostante Google non lo consideri per determinare il ranking nelle SERP, se ne serve per  creare la snippet, cioè la descrizione che accompagna ogni risultato.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-789" title="meta tag description" src="/wp-content/uploads/2009/09/meta-description.png" alt="meta tag description" width="400" height="198" /></p>
<p><em>E cosa me ne faccio di una buona descrizione se non mi fa guadagnare posizioni nelle SERP?</em><br />
Una descrizione ben scritta può far emergere il tuo sito distinguendolo all&#8217;interno dei 10 (o più) risultati ed invitando l&#8217;utente a cliccare.</p>
<p>A cosa serve essere in prima posizione su Google se poi nessuno clicca sull&#8217;URL del tuo sito?
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			</a>
		</div>
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		</item>
		<item>
		<title>La checklist SEO</title>
		<link>http://www.bernablog.com/772/la-checklist-seo/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/772/la-checklist-seo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 05:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mese di settembre coincide con l’inizio di un nuovo anno lavorativo che ci traghetterà fino alla prossima estate. Non c’è quindi momento migliore per fare il punto sullo stato dell’ottimizzazione in ottica SEO del tuo sito web. Ecco allora una SEO checklist. Se vuoi che il tuo sito sia ben posizionato nei risultati organici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-773" title="SEO Checklist" src="/wp-content/uploads/2009/09/SEO-Checklist.gif" alt="SEO Checklist" width="500" height="480" /></p>
<p>Il mese di settembre coincide con l’inizio di un nuovo anno lavorativo che ci traghetterà fino alla prossima estate. Non c’è quindi momento migliore per fare il punto sullo stato dell’ottimizzazione in ottica SEO del tuo sito web.</p>
<p>Ecco allora una SEO checklist. Se vuoi che il tuo sito sia ben posizionato nei risultati organici, assicurati che (almeno) tutti questi punti siano rispettati.</p>
<p><span id="more-772"></span></p>
<h2><strong>1. Utilizza      un file robots.txt </strong></h2>
<p>Come probabilmente saprai, questo file, che deve essere caricato nella root del sito, fornisce istruzioni ai bot dei motori di ricerca su come indicizzare il tuo sito. Tutto ciò avviene seguendo un apposito protocollo noto con il nome di “<em>The Robots Exclusion Protocol”</em>. Con un’apposita sintassi è possibile dire ai motori quali contenuti non vogliamo che vengano indicizzati, differenziando le istruzioni anche motore per motore.</p>
<p>Puoi trovare maggiori informazioni su come costruire il tuo file robots.txt <a title="Robots.txt" href="http://www.robotstxt.org/" target="_blank">qui</a>. Se invece sei curioso di vedere il robots.txt di Google, uno dei più complessi della Rete, lo trovi <a title="Il robots.txt di Google" href="http://www.google.com/robots.txt" target="_self">qui</a>.</p>
<h2>2. Crea      una Sitemap (per i motori)</h2>
<p>Si tratta di una mappa che ci consente di indicare ai motori di ricerca le pagine che compongono il nostro sito. In concreto, una Sitemap è un file XML contenente gli URL del sito (almeno quelli che vogliamo indicizzare), a cui vengono associati una serie di metadati: data dell&#8217;ultimo aggiornamento, frequenza tipica delle modifiche, importanza rispetto agli altri URL del sito. L’obiettivo è consentire ai motori di eseguire la scansione del sito in modo più completo ed efficiente.</p>
<p>Se vuoi saperne di più sul Protocollo Sitemap visita <a title="sitemaps.org" href="http://www.sitemaps.org/it/" target="_blank">questo sito</a>. Se invece sei alla ricerca di un tool per la creazione della tua sitemap, <a title="Crea la tua sitemap" href="http://www.xml-sitemaps.com/" target="_blank">prova questo</a>.</p>
<h2>3. Carica      file esterni (quando possibile)</h2>
<p>Cerca di mantenere all’interno della pagina solo il contenuto strettamente necessario. Carica esternamente il resto, come script javascript, fogli di stile (CSS) o filmati flash. In questo modo il bot del motore di ricerca non sarà “distratto” da elementi esterni e di contorno; potrà così concentrarsi sul contenuto della pagina rilevante per il posizionamento.</p>
<h2>4. Ottimizza      i fattori on page</h2>
<p>E’ risaputo che il “<strong>title</strong>” è uno degli attributi on page più rilevanti per qualsiasi motore.</p>
<p>Scrivi title differenziati per ogni pagina, evitando quindi le duplicazioni. Scrivi inoltre titoli in “linguaggio naturale”, come se stessi parlando ai tuoi utenti, evitando inutili, e spesso dannose, sfilze di parole chiave.</p>
<p>Detto del title, non rimane molto di cui parlare a proposito degli altri meta-tag. Le “<strong>keywords</strong>” sono ormai ignorate dalla maggioranza dei bot, mentre le “<strong>description</strong>” rivestono ancora una certa importanza dal momento che quasi tutti i motori le utilizzano per creare le “snippet”, quelle 2 o 3 righe descrittive che vediamo nelle SERP. Differenzia quindi le description per ogni pagina, evitando anche qui duplicazioni, e preoccupati di descrivere in modo chiaro, conciso (massimo 160 caratteri) e naturale il contenuto della pagina.</p>
<p>Non ricorrere, infine, alla tecnica dei frame. Da sempre sono sconsigliati da tutti i motori di ricerca dal momento che visualizzano diversi URL (uno per ciascun frame) all&#8217;interno di una singola pagina. <a title="Google e i frame" href="http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?hl=it&amp;answer=34445" target="_blank">Qui</a> trovi descritta la posizione ufficiale di Google a proposito dei frame.</p>
<h2>5. Crea una pagina 404</h2>
<p>L’errore 404 si verifica quando l’utente sta cercando di recuperare una pagina che non esiste sul server. Che sia colpa tua (es. pagina spostata o rinominata) o dell’utente (es. indirizzo scritto male) non importa; fai in modo che, al verificarsi dell’errore, l’utente non si trovi di fronte alla pagina di default del browser (il classico “Impossibile visualizzare la pagina” di Explorer).</p>
<p>Una pagina 404 ben fatta dovrebbe contenere una chiara (per l’utente medio) descrizione di cosa è successo e una serie di strumenti utili a continuare la navigazione sul sito (link alla home page, box di ricerca interna, mappa del sito, indirizzo e-mail del webmaster). Stai certo che, se segui queste indicazioni, i tuoi utenti ti ringrazieranno e, cosa ancora più importante, non abbandoneranno il sito.</p>
<p><em>Ma i motori di ricerca cosa c’entrano in tutto questo?</em> I bot dei motori si muovo all’interno del sito come farebbe un qualsiasi visitatore, cioè seguendo i link. Se un bot arriva ad una pagina 404 gestita con la pagina di default del browser, la sua navigazione rischia di interrompersi in quel punto. Se invece costruisci la pagina 404 come descritto sopra, il motore avrà a disposizione tutti gli strumenti per continuare il crawling.</p>
<h2>6. Crea una sitemap (per gli utenti)</h2>
<p><em>Ma come, non l’abbiamo già fatto al punto 3?</em> Ma allora non sei attento! <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />   La sitemap del punto 3 è dedicata esclusivamente ai motori e non è visibile ai visitatori del tuo sito. Qui stiamo parlando di una vera e propria mappa che raggruppi tutti gli URL del sito organizzati in modo gerarchico dalla radice (la home page) fino alle pagine di livello più basso.</p>
<p>In questo modo farai felici sia i tuoi utenti, specialmente se hai un sito di grandi dimensioni, che i motori di ricerca che troveranno un luogo dal quale partire per raggiungere tutte le pagine del sito.</p>
<p>Allora, il tuo sito ha passato gli esami di settembre? <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>Immagine: www.elliance.com</em>
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		<item>
		<title>Blogroll sì o no?</title>
		<link>http://www.bernablog.com/604/blogroll-si-no/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/604/blogroll-si-no/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 10:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[Matt Cutts]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bernablog.com/?p=604</guid>
		<description><![CDATA[Una delle domande che più frequentemente mi pongono e che io stesso mi sono fatto spesso è: ha ancora senso oggi dedicare una sezione del mio sito al “blogroll”? Quali vantaggi o svantaggi comporta? Per i pochi che non hanno mai sentito questo termine, il blogroll non è altro che una raccolta di link ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle domande che più frequentemente mi pongono e che io stesso mi sono fatto spesso è: ha ancora senso oggi dedicare una sezione del mio sito al “blogroll”? Quali vantaggi o svantaggi comporta?<br />
<span id="more-604"></span></p>
<p>Per i pochi che non hanno mai sentito questo termine, il blogroll non è altro che una raccolta di link ad altri blog suggeriti dall’autore. Normalmente si tratta di siti che il blogger legge personalmente o che hanno attinenza tematica con il blog in questione.</p>
<p>Il blogroll nasce quindi originariamente come una sorta di consiglio che il blogger dà ai propri lettori su altre fonti da cui trarre informazioni interessanti. Come spesso accade sul web, però, l’eccesso di attenzione nei confronti del posizionamento sui motori di ricerca ha fatto in modo che il blogroll venisse utilizzato più per far contenti i motori di ricerca che non i propri lettori.</p>
<p>Linkare risorse fortemente tematizzate e siti con alto rank portava, soprattutto in passato, benefici in termini di posizionamento, senza dimenticare il “mercato” generato dallo scambio di link o dalla compravendita di link a pagamento. La diffusione di queste pratiche ha fatto sì che oggi ci ritroviamo con blogroll sterminati, farciti di siti che l’autore del blog non ha mai nemmeno sentito nominare.</p>
<p>Google non è certo rimasto indifferente a questi abusi, iniziando a penalizzare i siti contenenti blogroll “oversize”. Questo significa che avere un blogroll è sempre dannoso? Matt Cutts ci dà la risposta ufficiale di Google in questo video:</p>
<div align="center"><object width="500" height="303"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AqcfbSqYfJ4&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/AqcfbSqYfJ4&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="500" height="303"></embed></object></div>
<p>In sostanza, Cutts ci dice che dobbiamo preoccuparci del nostro blogroll solo in due casi:</p>
<ul>
<li>se linkiamo quelli che Matt chiama “spammy sites”, cioè siti che compiono azioni spammatorie</li>
<li>se nel nostro blogroll sono presenti link a pagamento, che ormai da tempo Google è in grado di identificare.</li>
</ul>
<p>In tutti gli altri casi possiamo stare tranquilli che il blogroll non avrà effetti negativi sul posizionamento del nostro sito. Se proprio vuoi andare sul sicuro, aggiungi ai link del tuo blogroll l’attributo rel=&#8221;nofollow&#8221;; in questo modo il tuo page rank non verrà influenzato da quei link.</p>
<p>Alla luce di queste considerazioni, continuerò a mantenere il mio blogroll che vedi nella sidebar a destra. Lo faccio perché lo ritengo uno strumento utile per i miei lettori. Non a caso sono venuto a conoscenza di molti dei blog che seguo, e che oggi fanno parte del mio roll, proprio scorrendo il blogroll di altri siti.</p>
<p>Ancora una volta, quindi, resto fedele alla mia filosofia che potrei riassumere con un: “reader is king” <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  Pensa sempre prima ai lettori e (immediatamente) dopo ai motori di ricerca.</p>
<p>E tu, come gestisci il tuo blogroll?
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.bernablog.com%2F604%2Fblogroll-si-no%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.bernablog.com%2F604%2Fblogroll-si-no%2F&amp;source=bernablog&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<h2  class="related_post_title">Articoli correlati</h2><ul class="related_post"><li><a href="http://www.bernablog.com/1109/sviluppare-linking-strategy-efficace-5-passi/" title="Sviluppare una linking strategy efficace in 5 passi">Sviluppare una linking strategy efficace in 5 passi</a></li><li><a href="http://www.bernablog.com/1094/quanto-conta-eta-sito-per-il-suo-posizionamento/" title="Quanto conta l’età di un sito per il suo posizionamento?">Quanto conta l’età di un sito per il suo posizionamento?</a></li><li><a href="http://www.bernablog.com/1082/google-premia-siti-veloci/" title="Google premia i siti veloci">Google premia i siti veloci</a></li></ul>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bernablog.com/604/blogroll-si-no/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
	</channel>
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