La certificazione dei siti web

Pochi giorni fa Tim Berners-Lee ha rilasciato un’intervista alla BBC parlando di universalità e neutralità della Rete, due temi da sempre cari al creatore del Web.

La parte dell’intervista che mi ha attratto di più, però, è la seguente:

I’m not a fan of giving a website a simple number like an IQ rating because like people they can vary in all kinds of different ways,” he said. “So I’d be interested in different organisations labelling websites in different ways.

L’idea, che personalmente sostengo da sempre, è quella di creare un sistema di certificazione dei siti web che consenta al visitatore di distinguere tra siti affidabili e non. 

Il problema

Non si tratta, come conferma Berners-Lee, di dare un voto ai siti, premiando i più belli/bravi a scapito degli altri. Da utenti, però, sentiamo forte l’esigenza di uno strumento che ci aiuti a districarci nella selva di informazioni che Internet ci offre. In questo senso, un ruolo primario è svolto dai motori di ricerca. I risultati contenuti nelle SERP dovrebbero fare una prima scrematura estraendo solo ciò che è realmente attinente alle nostre esigenze.

Ma come muoverci all’interno delle SERP? Come individuare i siti che contengono informazioni realmente affidabili, oltre che rilevanti? Questa esigenza è particolarmente sentita quando si cercano informazioni per le quali l’autorità della fonte è un elemento chiave. Si pensi ad es. ad informazioni in ambito medico (ricerca di informazioni su una malattia) o legale (ricerca di una normativa).

La soluzione

In questi casi, a mio parere, è necessario l’intervento di una terza parte, cioè un organismo indipendente che certifichi che il sito XYZ è sufficientemente competente a trattare di una certa materia. La certificazione prenderebbe la forma di un “bollino” da esporre nel sito.

Chi controlla?

Mi risulta difficile pensare ad un unico organismo internazionale, anche se con ramificazioni nei vari Paesi, costruito ad hoc. Una struttura di questo genere avrebbe costi che sarebbe difficile giustificare.

La soluzione più semplice potrebbe essere quella di affidare il ruolo dei controllori ad aziende che lo fanno per mestiere, cioè che rilasciano delle “classiche” certificazioni di prodotto/processo. Si tratta di enti che hanno già la struttura necessaria per erogare servizi di questo genere e che potrebbero facilmente dotarsi delle competenze necessarie.

Quali criteri?

Il problema più delicato è semmai selezionare i criteri da utilizzare per valutare l’affidabilità dei siti. Anche in questo caso mi risulta difficile pensare ad un set di criteri valido universalmente. Molto più probabile è che si proceda ad individuare criteri diversi per ogni settore.

I pericoli

Il rischio esiste: un meccanismo come quello illustrato potrebbe limitare la neutralità e la libertà che caratterizzano da sempre la Rete. Tra i due mali, però, occorre scegliere il minore: preferiamo una Rete inaffidabile o una meno libera?

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