Elezioni Europee: vincono anche i pirati

The Pirate Bay

E’ tempo di fare i conti su chi ha vinto e chi ha perso a questo giro.
Tra i vincitori delle elezioni europee bisogna annoverare sicuramente il Piratpartiet (“Partito Pirata”), il partito svedese che si batte per difendere gli interessi degli utenti del file sharing. Il partito ha ottenuto ben il 7,1% dei voti, superando quindi abbondantemente la soglia di sbarramento del 4%.

Il “Partito Pirata” deve la propria popolarità soprattutto alla vicenda legata a The Pirate Bay, il sito svedese dedicato all’indicizzazione di file .torrent per la rete BitTorrent.
Dopo lunghe controversie giudiziarie, il 17 aprile 2009 i quattro responsabili della Baia sono stati condannati a un anno di prigione per complicità nella violazione di diritti d’autore. La sentenza ha inevitabilmente alimentato la guerra in atto già da anni tra le major e chi sostiene la liceità del file sharing per uso privato e non commerciale.

Resta da vedere se i Pirati saranno in grado di far sentire la loro voce all’interno del Parlamento Europeo.

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5 Commenti

  1. Pietro Landenna

    Io prenderei a presupposto il reale scopo delle leggi,ovvero regolamentare la realtà man mano che essa muta, anche in conseguenza di combiamenti tecnologici e culturali.Ovviamente senza danneggiare nessuno,ma soddisfacendo i più.
    Ora se gli utenti sono contrari alle restrizioni così imposte,gli autori insoddisfatti dei miseri ricavi,forse e il caso di guardare chi,anche se in nome di diritti arcaici, rivendica la proprietà e la tutela dei diritti,come nel caso più ecclatante delle major musicali. Come dice anche Bottoni, oramai bisognerebbe finirla con gli intermediari dei contenuti, e sfruttare le tecnologie per creare uno scambio diretto, più profittevole per tutti, tra ideatori e usufruitori, che garantisca ai primi un ritorno economico se è quello che desiderano, e ai secondi la libertà che dovrebbe sempre circondare la conoscenza.
    Concetto di scambio diretto che David Orban propugnava anni fa, speriamo possa essere interpretato o fornire spunti ai pirati europei, almeno nella direzione di aprire un dibattito su temi che, siccome coprono grandi interessi, sono un taboo nelle discussioni di massa.
    Se ci riusciranno? Vista la loro natura insolita di partito, riusciranno se riusciremo noi a spingere e andare verso un nuovo paradigma.
    Scusi la lunghezza ma l’ argomento è da me molto sentito

  2. Roberto Bernazzani

    Grazie Pietro per i tuoi spunti.
    La materia è effettivamente complessa e merita osservazioni molto approfondite, altrimenti si rischia di ricadere in uno dei due errori opposti: dar ragione a priori alle major, assoggettandosi ai loro interessi, oppure affermare che la musica debba essere indifferentemente libera e gratis, non tutelando però il sacrosanto diritto d’autore.
    Trovare un equilibrio non è certo semplice…

  3. Pietro Landenna

    Trovare un equilibrio di sicuro è difficile.
    Però porto questo esempio, che anche se ammetto essere grezzo,rende l’ idea del non equilibrio che esiste adesso.Nel caso musicale un cd costa 20€, ma all’ autore va il 3% dei profitti. E penso che le proporzioni per opere dell’ intelletto in generale non si discostino molto.
    Sono sicuro, ed esiste chi lo fa già, che se si saltasse il passaggio della casa discografica tutti sarebbero più felici,ma si creerebbe un problema di reperimento dei materiali per chi è escluso da internet.Ma visto che questa categoria è oramai residuale, si potrebbe iniziare a pensare almeno a delle alternative alla situazione attuale.

  4. Roberto Bernazzani

    Hai ragione, tutti sarebbero più felici … tranne le case discografiche :)
    E’ proprio questo il problema che impedisce un’accelerazione nella direzione che immagini tu.

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