Fermate Google, voglio scendere

Questo post è scaturito da una (mini) pausa di riflessione durante la quale ho cercato di osservare dall’esternoStop Google il mio comportamento di utente del Web. Il risultato è che, quasi senza accorgermene, mi sono riscoperto un Google-dipendente.

Ad oggi questi sono i software/servizi di Google che sto utilizzando con regolarità:

  • l’irrinunciabile motore di ricerca, il progenitore di tutti gli altri servizi
  • Groups, per consultare i gruppi di discussione
  • Maps, per visualizzare mappe e creare percorsi
  • Gmail, il sistema di posta elettronica
  • Gtalk, come instant messaging e come alternativa a Skype
  • Docs, per la gestione di documenti, fogli elettronici, presentazioni ecc.
  • Calendar, per la gestione dell’agenda
  • Reader, per leggere i miei feed RSS
  • YouTube, che non necessita presentazioni (non è Google in senso stretto, ma sappiamo bene che è di Google)
  • Picasa per organizzare le mie foto digitali
  • Friend Connect, per sapere cosa combinano sulla Rete i miei conoscenti.

Dando per scontato che ne avrò dimenticati alcuni, magari quelli che non uso così frequentemente, non ti sembra un po’ troppo?

Sgombriamo subito il campo da un potenziale equivoco: sono un utente pienamente soddisfatto della qualità dei servizi offerti da Google; per molti di essi sono addirittura entusiasta. Ciò che apprezzo in particolare è l’integrazione tra i servizi e la possibilità di accedere ad essi con una singola autenticazione (meccanismo detto di “single sign on”). Non riesco ad immaginare come sarebbe la mia vita sulla Rete se dovessi inserire username e password per ognuno dei servizi che ho elencato.

Proprio l’integrazione, però, può rappresentare un’arma a doppio taglio. Osservando con attenzione la lista che ho fatto sopra, mi rendo conto che potenzialmente Google conosce tutto di me: quali siti visito, il contenuto della mia rubrica, i miei impegni, le mie foto, i miei interessi, informazioni personali contenute nei miei documenti ecc. ecc.

Non ti sembra un po’ troppo?

P.S. è una domanda retorica, non pretendo una risposta da te. Se però hai qualche saggio consiglio… :)

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2 Commenti

  1. Francesco Niglia

    e invece io la risposta te la dò con piacere. :)
    Sono i pericoli della globalizzazione, abbiamo fatto tanto per fare in modo di creare opportunità di business sostenibili grazie alla differenziazione dei servizi, ed adesso ci troviamo con qualcosa di ingombrante e scomodo (per alcuni) che, come fai notare, ha la possibilità di mappare i nostri contatti, le abitudini, le preferenze, le scelte politiche (semmai fossero segrete) e chi vuole aggiungere altro faccia pure. io, personalmente, sono un semi-utente per scelta e non mi sbilancio spesso.
    Il limite di cui parli (troppo) è chiaramente soggettivo e, secondo me, dipende dall’entusiamante integrazione: il servizio non è più servizio ma stile di vita, qualcosa a cui si fa fatica a rinunciare. un pò come se dovessero levare l’acqua corrente o la rete elettrica da casa: un’assurdità, una barbarie a mio parere. ci sono intere popolazioni che vivono senza queste comodità, noi faremmo fatica. così’ come faremmo fatica a non avere l’accesso ad internet da casa (non parlo del lavoro). sti servizi ci stanno circondando, basta conviverci o spegnerli.
    F

  2. Roberto Bernazzani

    Ciao Francesco, grazie per la tua risposta che condivido al 100%.
    Mi hai convinto, mi faccio passare il “panico da grande fratello” e continuo ad utilizzarli :)
    Come scrivi tu, non si può davvero farne senza.

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