Perchè fare un sito accessibile

Prendo spunto dalla recente notizia che annuncia per fine anno il rilascio ufficiale delle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.0 per trattare brevemente il tema dell’accessibilità dei siti web.

Partiamo dalla definizione di accessibilità. L’ISO la definisce genericamente come:

l’usabilità di un prodotto, servizio, ambiente o strumento, per persone col più ampio raggio di capacità.

Applicando il concetto al web, possiamo affermare che un sito è accessibile quando i suoi contenuti sono accessibili da chiunque, indipendentemente dalla presenza di handicap:

  • fisici (es. cecità, manomazioni agli arti superiori)
  • informatici (es. l’utilizzo di un browser datato)
  • cognitivi (es. accesso da parte di bambini o persone anziane).

Perchè fare siti accessibili?

  1. motivazioni etiche: non a caso al primo posto. Prima di qualsaisi altra motivazione tecnica o di business, dovremmo impegnarci a fare siti accessibili spinti dalla voglia di non isolare ulteriormente chi si trova ad affrontare quotidianamente altri tipi di barriere.
  2. ampliamento utenti potenziali (customer base): sommando le tre categorie di soggetti elencate sopra (persone affette da handicap fisici, con computer obsoleti, anziani e bambini) otteniamo una fetta di potenziali utenti non trascurabile. Fare un sito non accessibile da queste persone sarebbe un grave errore dal punto di vista della strategia commerciale.
  3. miglior posizionamento sui motori di ricerca: gli spider dei motori di ricerca si comportano come gli utenti non vedenti. Creare un sito accessibile da non vedenti equivale quindi a favorirne l’indicizzazione da parte dei motori.
  4. facilità di gestione del sito nel tempo: la separazione tra contenuti e loro presentazione grafica, imposta dalle regole sull’accessibilità, porta benefici immediati anche nella gestione nel tempo dei siti. Tale separazione consente, infatti, di rivedere completamente il layout grafico del sito senza impattare in alcun modo sui contenuti.
  5. miglioramento dell’immagine aziendale: molti paragonano lo sviluppo di un sito accessibile al fare beneficenza. In entrambi i casi l’immagine dell’azienda ne esce rafforzata.

Come fare siti accessibili?
Fortunatamente esistono delle linee guida ufficiali che ci spiegano come creare un sito pienamente accessibile. Ecco un breve riassunto di come queste regole si sono evolute nel tempo:

  • 1998: Section 508 of the Rehabilitation Act Amendments. Emanata negli Stati Uniti, la “Section 508″ è stata la prima norma della storia a trattare il tema dell’accessibilità dei dati. Obbligava la pubblica amministrazione a rendere i propri documenti in qualsiasi forma (anche elettronica) pienamente accessibili da chiunque.
  • 1999: Web Content Accessibility Guidelines 1.0 (WCAG). Emanate dalla Web Accessibility Initiative (WAI), un gruppo di lavoro creato ad hoc in seno al W3C.
  • 2000: primo draft delle WCAG 2.0
  • 2004: L. 4/2004 (legge Stanca). In Italia viene emanata la cosiddetta Legge Stanca che obbliga la pubblica amministrazione a rendere pienamente accessibili tutti i propri siti. Molti considerano questa legge un fallimento dal momento che, ad oggi, meno di 50 siti della PA italiana soddisfano i requisiti dettati dalla legge.
  • fine 2008: previsto il rilascio ufficiale delle WCAG 2.0. Come accennavo all’inizio dell’articolo, per fine 2008 è previsto il rilascio della versione definitiva delle WCAG 2.0.

Non abbiamo quindi più scuse: le motivazioni per creare siti accessibili ci sono, le regole anche. Ora tocca a noi.

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