L’era del semantic marketing

Nel precedente articolo ho parlato del rapporto tra Web semantico e SEO. Parto da qui per cercare di capire quale potrebbe essere l’influenza del Web semantico sul web marketing.

Come dicevo nel mio ultimo articolo, il Web semantico prevede che ogni risorsa contenuta in una pagina Web sia descritta seguendo una serie di standard al fine di illustrarne il significato (da qui il termine “semantico”) ad uso e consumo dei software.

Una delle conseguenze che il Web semantico porta con sè è il riuso dei contenuti in contesti diversi. Se, infatti, i contenuti di un sito sono descritti in modo che qualsiasi applicazione li possa interpretare, la stessa applicazione potrà riutilizzarli in contesti diversi. Si vengono così a creare i cosiddetti mash-up, cioè siti web di tipo ibrido che includono informazioni, dati, contenuti di vario genere provenienti da più fonti tramite API, feed RSS o Atom, widget pre-confezionati ecc.

Chi si occupa, si intende o è semplicemente appassionato di web marketing avrà già capito la miniera d’oro che si cela dietro a questa innovazione: il concetto del riuso dei contenuti può diventare un’affilatissima arma di marketing. Se, infatti, i contenuti di un sito web sono di qualità e ben descritti semanticamente, verranno ripresi e ripubblicati automaticamente da altri siti. Tutto ciò si tradurrà in un aumento di visibilità dei contenuti e, di conseguenza, del brand aziendale, della sua attività, dei suoi prodotti/servizi ecc. Non è in fondo questo uno degli obiettivi primari del marketing e della comunicazione in generale?

Come detto, affinchè questo circolo virtuoso si innesti è necessario che i contenuti siano:

  • di qualità: nessuna novità, sappiamo bene come, già oggi, qualsiasi politica di promozione accorta non possa esimersi dal curare la qualità dei contenuti pubblicati sul Web;
  • descritti semanticamente in modo ineccepibile per favorire la ri-pubblicazione da parte del maggior numero di applicazioni possibile: possiamo quindi immaginare un futuro non troppo lontano nel quale gli specialisti del Web semantico e dei suoi standard entreranno a far parte stabilmente dei team di marketing e comunicazione.

Se vogliamo, possiamo vedere questa attività di ottimizzazione del lato semantico, non visibile, del sito come l’evoluzione degli sforzi che sono oggi orientati al link building. Ciò che oggi facciamo per accrescere il numero di link in ingresso verso il nostro sito, domani verrà orientato (anche) a favorire il riuso dei nostri contenuti da parte di altri siti. Teoricamente, ma forse sono troppo ottimista :) , dovremmo guadagnarci in semplicità: l’attività di ottimizzazione semantica richiederà forse un maggiore sforzo iniziale ma, se ben condotta, dovrebbe portare i suoi frutti in modo (quasi) automatico nel medio-lungo periodo.

Come per tutte le innovazioni, ci troveremo probabilmente a dover combattere anche le distorsioni del meccanismo che abbiamo descritto. Immagino che sarà necessaria qualche forma di monitoraggio su come i contenuti del nostro sito vengono ripubblicati sulla Rete per evitare utilizzi scorretti o dannosi per l’immagine aziendale. Sarà probabilmente un compito assegnato ai cosiddetti “reputation manager”, cioè di coloro che già oggi si occupano di analizzare i giudizi e le opinioni che circolano sulla Rete a proposito di una persona o di un’azienda.

Conclusioni

La diffusione su larga scala del Web semantico ci costringerà a porre un’attenzione sempre maggiore agli aspetti del nostro sito non visibili dall’utente finale. Paradossalmente potremmo finire per fare esattamente il contrario di quello che oggi raccomandano i motori di ricerca. I motori, infatti, ci dicono di sviluppare siti per gli utenti finali, senza preoccuparci troppo di ottimizzarli per gli spider, condannando in tal modo i SEO “estremisti”. Di contro, noi potremmo essere portati sempre più a considerare come gli agenti, gli spider e le applicazioni web interpretano i contenuti del nostro sito per favorirne la circolazione.
Andrà veramente così?

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