Privacy su Facebook: a chi importa davvero?

Uno dei temi più dibattuti quando si parla di Facebook è quello della privacy. Non passa settimana senza che qualcuno si stracci le vesti in nome della riservatezza e della protezione dei dati personali.

Viene però da chiedersi: a chi interessa veramente la privacy sui social network?

Sottovalutazione o ignoranza?

A giudicare dal comportamento di molti utenti direi ad una minoranza degli iscritti. Fate un giro sui profili di un po’ di vostri contatti; vi accorgerete che gran parte di loro non si preoccupa di condividere i propri gusti, orientamenti politici e religiosi, fotografie in ogni posa immaginabile, attività svolta in quel momento e qualsiasi altra cosa gli passi per la testa.

Nella migliore delle ipotesi queste informazioni sono condivise con i propri “amici”, termine che nel mondo virtuale ha una connotazione molto diversa rispetto al mondo “reale”. Quanti dei vostri contatti su Facebook definireste amici anche nella vita? Poniamo il quesito sotto un altro aspetto: con quante di queste persone condividereste le informazioni che ho elencato sopra se foste seduti al tavolo di un bar? Provate a fare un rapido calcolo e scoprirete di non arrivare oltre il 30-40% dei vostri contatti.

Nella peggiore delle ipotesi, poi, le informazioni “sensibili” vengono aperte al pubblico, cioè potenzialmente a tutti gli iscritti di Facebook. Si tratta di un comportamento molto diffuso soprattutto tra i giovani e giovanissimi che, senza voler necessariamente generalizzare, hanno la tendenza a non preoccuparsi troppo della propria privacy.

Oltre a chi non si preoccupa del problema sicurezza sui SN, esiste poi una schiera di utenti non sufficientemente informati sul tema. Molti, ad esempio, non sanno che nel momento in cui apriamo un profilo Facebook stiamo siglando un vero e proprio contratto con Zuckerberg e soci (alzi la mano chi l’ha letto…). Ci sono poi coloro che si sono affidati alle impostazioni di default di Facebook senza preoccuparsi del livello di tutela che garantiscono.

Purchè se ne parli…

Insomma, quando si parla di privacy sui SN ci sono molti che sottovalutano il problema ed altri che lo ignorano. Ecco perché è fondamentale che se ne discuta, sia nei media tradizionali che online. In questo senso è interessante il grafico sottostante, tratto da Google Trends, che mostra l’andamento nel tempo della ricerca su Google dei termini combinati “facebook” e “privacy”. Il trend dal 2007 ad oggi è in chiara e costante crescita, evidenziando un interesse sempre più marcato per il tema.

Privacy su Facebook

Entrando nel dettaglio scopriamo altri due dati interessanti: l’Italia è al secondo posto, dopo Singapore, per numero di ricerche effettuate, mentre l’italiano è la lingua più utilizzata per la ricerca in oggetto. Insomma, sembra proprio che noi italiani siamo più attenti al problema rispetto agli altri “cittadini di Facebook”.

Privacy su Facebook - Regioni

Privacy su Facebook - Lingue

Alleati, non nemici

Un errore che non dobbiamo commettere è quello di pensare alla privacy come ad un terreno di contesa tra noi utenti e Facebook. Dal suo lancio ad oggi, infatti, tanto è stato fatto dagli amministratori del social network per tutelare la privacy degli utenti o, quantomeno, per dar loro la facoltà di decidere quali informazioni rendere pubbliche.

Intendiamoci, nessuno di noi è così ingenuo da pensare che Zuckerberg si preoccupi della nostra privacy per affetto. Da imprenditore capace ha capito la portata del problema: il continuo rincorrersi di notizie allarmistiche non fa altro che allontanare attuali e potenziali nuovi iscritti dalla piattaforma. Insomma, i gestori di Facebook hanno compreso come la tutela della privacy degli iscritti sia una condizione irrinunciabile per la sopravvivenza e la crescita del network.

Non è tuttavia sufficiente la buona volontà di Facebook o la tutela della legge per risolvere il problema privacy sui social network. Spetta a noi utenti ricorrere al buon senso di cui Madre Natura ci ha fatto dono (chi più, chi meno :) ): non utilizziamo Facebook alla stregua del nostro diario personale, perché personale non è. Non dimentichiamolo mai: tutto ciò che pubblichiamo sui social network diventa (il nome non mente) di dominio pubblico, quantomeno tra i nostri “amici”.

Immagine: opensourceway

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8 Commenti

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by Tin Hang Liu, Roberto Bernazzani. Roberto Bernazzani said: Privacy su Facebook: a chi importa davvero? http://bit.ly/bGrxY6 [...]

  2. Credo che alla gente tutto sommato interssi poco della privacy, se oltre 1/12 della popolazione mondiale è su facebook vuol dire che tutto sommato non è un porblema poi così sentito.. in fonfo tutte le iniziative contro fb sono fallite, alla gente interessa molto di più poter pettegolare e curiosare nelle vite altrui piuttosto che stare attenti alla propria privacy..

  3. Ciao Daniel, vedo che concordi con me.
    Dobbiamo (lo dico a te, ma prima ancora a me stesso) però stare attenti a non demonizzare lo “strumento” Facebook.
    Se usato nel modo corretto, è un mezzo preziosissimo di rimanere in contatto con persone che non hai modo di incontrare personalmente.
    Quindi non è Facebook ad essere sbagliato, è l’utilizzo distorto che molti utenti ne fanno. Purtroppo stiamo parlando della maggioranza degli utenti…

  4. molto interessante..grazie

  5. Io non sono d’accordo col fatto che tutto quello che pubblichiamo sui social network sia di dominio pubblico.
    Il problema è che la gente conosce solo FB e fa di ogni erba un fascio!
    Io uso GooJoin e trovo che la gestione della privacy sia ottima, nonostante questo riesco a divertirmi, chattare, conoscere gente senza problemi.
    Su Internet basta saper cercare…

  6. Concordo con te Mara. Anzi, la mia tesi va addirittura oltre la tua: tu sostieni che la gente conosce solo Facebook, io dico che in realtà non conosce a fondo nemmeno quello. Da qui vengono i problemi di privacy che ho cercato di descrivere.

  7. Legge sulle intercettazioni docet…..

  8. Articolo di notevole importanza, ben fatto, è utilissimo leggerlo, grazie

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